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Prezzi, la crisi senza fine

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Prezzi, la crisi senza fine

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È ben lontana dalla fine, l’ondata di proteste innescata dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Gli ultimi a scendere in piazza sono gli indiani. A Nuova Delhi, l’opposizione ha manifestato contro quella che considera una politica schizofrenica da parte del governo. Spiega Brinda Karat, del partito comunista indiano: “È assolutamente inconcepibile che un governo, sapendo dell’impennata dei prezzi dei generi alimentari, e nonostante questo, aumenti il prezzo della benzina, che ha un impatto a cascata su tutti gli altri”.

Il problema, a livello globale, si è aggravato con le alluvioni in Australia, quarto esportatore mondiale di grano. Il Food Price index della Fao pubblicato nei giorni scorsi ha messo in evidenza un aumento record dei prezzi a gennaio, del 3,4 per cento rispetto al mese precedente. È quest’inflazione senza fine che sta alimentando l’ondata di rivolte partita dalla Tunisia ed estesasi ad altri paesi del mondo arabo.

Rivolte che seguono quelle del 2007-2008 in vari paesi in Asia e Africa. E un miglioramento della situazione, spiega un esperto della Fao, sembra tutt’altro che imminente: “Il problema che ci preoccupa è la durata di quest’aumento dei prezzi, che è cominciato molti mesi fa e non ci sta dando indicazioni di radicali cambiamenti nei possimi mesi. Se questa situazione dura ancora a lungo, penso che provocherà in molti paesi un’inflazione alimentare ancora più alta”.

L’agenzia alimentare dell’Onu in questi giorni ha messo in luce un ulteriore problema: la siccità in Cina, il maggiore produttore di grano mondiale, finora quasi del tutto autosufficiente nel coprire il proprio fabbisogno di cereali. Se cominciasse a importarne ingenti quantità, i prezzi a livello mondiale potrebbero aumentare ancora di più.