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L'Egitto si ribella agli abusi e alle torture

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L'Egitto si ribella agli abusi e alle torture

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La rabbia per le torture e gli abusi praticati quotidianamente dalla polizia egiziana sono una delle cause principali che hanno portato alla rivolta popolare contro il regime di Mubarak. A giugno scorso l’uccisione in un internet-café di Alessandria del 28enne Khaled Mohammed Said, aveva provocato forti manifestazioni di protesta.

In piazza erano scesi i giovani del cosiddetto Movimento del 6 aprile di cui aveva fatto parte anche Khaled; la colpa della giovane vittima era stata quella di aver diffuso su internet un video che mostrava la polizia intenta a vendere droga. Ma i trattamenti violenti nei commissariati di polizia erano già stati resi noti dai video pubblicati sul blog di Wael Abbas.

A marzo del 2007 il blogger aveva detto di voler contribuire all’affermazione del rispetto dei diritti umani in Egitto.

I video erano girati dagli stessi poliziotti che con vanto e scherno li mostravano ai colleghi. Gran parte di questo materiale era arrivato nelle mani del blogger.

La tortura è una pratica ancora attuale applicata a tutti i detenuti, non solo a quelli sospettati di terrorismo.

Arresti ed episodi di maltrattamento sono stati raccontati dai giornalisti anche durante le manifestazioni della settimana scorsa.

È il caso di Nicholas Kulish del New York Times, arrestato a un check-point e consegnato agli agenti in borghese.

Il giornalista ha raccontato che “Si sentiva la gente che veniva picchiata, si poteva letteralmente sentire il rumore dei manganelli e le grida, dovunque accadesse”.