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Belgrado, il giorno dell'opposizione: la piazza dei 70 mila

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Belgrado, il giorno dell'opposizione: la piazza dei 70 mila

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Sono scesi per le strade, sabato, i sostenitori dell’opposizione, chiamati in particolare dal principale schieramento di minoranza, il Partito Progressista Serbo, guidato da Tomislav Nicolic. Sotto accusa il presidente Boris Tadic, in sella dal 2008. Gli effetti della crisi economica pesano sull’opinione pubblica.

“La Serbia – ha detto Nicolic parlando alla folla – non merita di essere afflitta dal suo governo. Saremo noi, invece, ad affliggere l’esecutivo. Facciamogli vedere cosa significa svegliarsi la mattina con l’angoscia di non avere un lavoro”.

Nicolic chiede elezioni anticipate, aumento dei salari e un giro di vite sulla corruzione dilagante. Di mira anche l’Europa, bandiera di Tadic durante la vittoriosa campagna elettorale: il lento precesso di integrazione aumenta lo scetticismo nazionalista.

“Vivo con molta difficoltà – dice un manifestante – sono stato licenziato da una compagnia che costruisce strade. E’ un disastro, sopravvivo a stento”.

“Se avessimo funzionari meno corrotti – afferma una donna -, potremmo avere una situazione sociale migliore, piu’ occupazione e meno crimine”.

L’anno prossimo la Serbia torna al voto, gli argomenti aleggiati nella piazza di Belgrado tracciano i binari della campagna elettorale.