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Opposizione presidia la piazza a dispetto coprifuoco

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Opposizione presidia la piazza a dispetto coprifuoco

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Restano a presidiare la piazza, nonostante la notte e il coprifuoco. Resteranno – assicurano – fino a quando non avranno cacciato Mubarak.

La giornata della partenza è volta al termine e la spallata non c‘è stata, ma l’opposizione in Egitto ha fatto sentire la propria voce forte e chiara. In piazza Tahrir, al Cairo, erano di nuovo oltre un milione, forse due.

Il presidente egiziano appare sempre più isolato. Da un lato la pressione della piazza, dall’altro quella di paesi alleati come gli Stati Uniti, impegnati in negoziati ai più alti livelli per ottenere una via d’uscita onorevole per il vecchio rais. E pronti a sostenere il suo vice Suleiman come uomo della transizione.

I sostenitori di Mubarak sono stati contenuti fuori dalla piazza della rivoluzione. Fondamentale il ruolo dell’esercito che si è frapposto tra le due fazioni, impedendo che si giungesse allo scontro.

Qualche sassaiola c‘è stata, a un tratto si sono uditi anche colpi di arma da fuoco, ma niente a confronto di quello che è avvenuto mercoledì e giovedì, quando le vittime sono state undici, secondo un bilancio del ministero della salute.

In piazza Tahrir era presente anche il segretario della Lega Araba, Amr Mussa, che ha solidarizzato con i manifestanti. Il suo nome è nella lista dei possibili candidati alla presidenza alle elezioni di settembre.

Quando poi si è diffusa la voce di un negoziato con il regime, i manfestanti l’hanno smentita seccamente, ribadendo che la protesta andrà avanti fino a che le loro richieste non saranno soddisfatte.

“Il nostro paese produce scienziati, atleti, pensatori, ma non riusciamo a trovare un buon leader perché per anni le menti più capaci di questo paese sono state private di ossigeno. Adesso è ora di dire basta”.

“Mubarack, devi lasciare l’Egitto, non ti vogliamo. Qualunque dittatore è meglio di te perché tu continui a tenerti stretto il tuo trono. Il tuo tempo è finito, devi andartene”.

Continuano a destare preoccupazione, intanto, le intimidazioni a danno dei giornalisti, denunciate da diversi paesi e organizzazioni per i diritti umani.