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Egitto: l'imbarazzo della diplomazia internazionale

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Egitto: l'imbarazzo della diplomazia internazionale

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Le reazioni internazionali si moltiplicano, tra prudenza e urgenza: se Barack Obama ha deciso per i toni duri e ha chiesto a Mubarak di procedere a cambiamenti subito, la Russia sembra più attenta a non interferire nelle vicende interne egiziane:

“Noi vogliamo che l’Egitto sia un Paese prospero, stabile e democratico. Come fare? La soluzione la dovranno proporre i politici egiziani, e il popolo egiziano. Noi non riteniamo utile dare istruzioni dall’estero, o imporre degli ultimatum. Lo ripeto: sono le forze politiche in Egitto a doversi mettere d’accordo”.

Il premier britannico, David Cameron, si mostra più deciso e menziona anche le conversazioni avute con i leader egiziani:

“Noi siamo con quelli, in Egitto, che vogliono la libertà, che vogliono la libertà e la democrazia. E il Governo ha un punto di vista molto chiaro: servono riforme politiche, non la repressione. E lo abbiamo chiarito in tutte le conversazioni telefoniche, compresa quella con il Presidente Mubarak e ieri con il primo ministro egiziano”

Per l’Unione europea ha parlato l’alto responsabile per la politica estera, Catherine Ashton: ha detto che servono risposte urgenti, per la transizione. Ma sui toni da usare i governi dei 27 appaiono divisi.