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Egitto: i possibili candidati per il dopo Mubarak

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Egitto: i possibili candidati per il dopo Mubarak

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Chi sarà l’anti-Mubarak? Quale leader veramente credibile potrebbe prendere in mano le redini dell’Egitto in una delicata fase di transizione?

Mohamed El Baradei: 68 anni, rientrato dall’Austria giovedì scorso si è unito ai manifestanti per chiedere le dimissioni di Mubarak e si è detto pronto a far parte di un governo di transizione. Il fatto che non parli all’ombra di un partito accresce le sue quotazioni, ma gli si rimprovera di essere vissuto troppo all’estero.

Ex direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, nel 2005 ottiene il Nobel per la pace. Due anni prima davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dirà: “Allo stato attuale non abbiamo trovato alcuna prova della presenza di attività nucleari proibite in Iraq”.

Mohamed Badie: conservatore, leader dei Fratelli Musulmani da gennaio 2010, è un altro personaggio chiave. Il movimento, spina nel fianco del regime, vuole introdurre la legge islamica per via democratica. Nel 2005 i Fratelli Musulmani contavano su un quinto dei seggi in parlamento, del tutto persi con la tornata elettorale del novembre scorso, oggetto di forti critiche per la completa estromissione della prima forza d’opposizione a Mubarak.

Ayman Nour: capo del partito el-Gahd, “il domani”, rappresenta i laici. Sconfitto alla presidenziali nel 2005, mentre ancora contestava il risultato, fu condannato a cinque anni di carcere con l’accusa di aver falsificato i documenti per la creazione del suo partito. Ha scontato solo tre anni, ma per legge non può candidarsi nel quinquennio successivo al termine della pena inflitta.

George Ishak: sindacalista e fondatore del movimento Kefaya, ovvero “ne abbiamo abbastanza”. Le prime manifestazioni risalgono a dicembre 2004 e hanno raccolto, prevalentemente dalla classe media, molti oppositori ad una possibile candidatura del figlio di Mubarak, Gamal. Il movimento sembra aver avuto un ruolo importante nella mobilitazione in corso.