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Il Belgio come l'Iraq? Verso il record d'instabilità politica

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Il Belgio come l'Iraq? Verso il record d'instabilità politica

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Le consultazioni, in Belgio, si aprono anche a liberali e verdi. E’ l’ultima mossa con cui la Corona spera di superare la crisi politica, aperta dalle elezioni di giugno.

Specchio dell’impasse, le recenti dimissioni del socialista fiammingo Lanotte: ennesimo negoziatore costretto a gettare la spugna.

“Intransigenza” e “sordità di fronte all’esigenza delle riforme”, le reciproche accuse di componenti francofone e neerlandofone. Un dialogo tra sordi, che sembra ripetersi anche ai tavolini dei bar.

“Noi francofoni – dice un giovane – credo che siamo ancorati a una visione del Belgio, mentre i neerlandofoni sono già un passo avanti. Non si discute di come spartirsi torta o competenze. In ballo ritegno ci siano piuttosto due tappe differenti nella storia del Paese”.

“Non credo che il Belgio finirà per spaccarsi – sostiene un neerlandofono -. Ci troviamo in una situazione estremamente difficile e dobbiamo risolverla, ma non credo affatto che la maggioranza sia favorevole all’ipotesi di una divisione”.

Posizione e appello all’unità, che in circa 30.000 hanno ribadito domenica per le vie di Bruxelles. Cori e slogan reclamanti un nuovo governo, che non hanno però fermato un amaro conteggio in corso sul web.

“Secondo un sito belga – dice da Bruxelles il nostro corrispondente Sergio Cantone -, appartiene all’Iraq, con 289 giorni senza governo. Ma il Belgio, ora a quota 228 potrebbe strappargli il primato. Outsider è la Costa d’Avorio, da 60 giorni senza un governo. I belgi, nonostante la crisi politica, non hanno insomma perso il loro tradizionale senso dell’humour”.