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Spagna, reinventare la crescita dopo la crisi edilizia

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Spagna, reinventare la crescita dopo la crisi edilizia

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A vedere la fila davanti all’ufficio dell’impiego gli spagnoli hanno dovuto farci l’abitudine. Dall’inizio della crisi, il numero di senza lavoro ha raggiunto livelli record. E secondo gli analisti, ci vorranno almeno quattro anni prima che il paese torni ai livelli precedenti il tracollo.

“Lavoravo nell’edilizia, ma da quando è cominciata la crisi non c‘è più lavoro. Oggi la situazione è davvero drammatica”.

“Le cose sono cambiate… la disoccupazione continua ad aumentare e la gente vive male”.

La Spagna ha il livello di disoccupazione più alto tra i paesi della zona euro, pari a due volte la media. All’estremità opposta della graduatoria, Paesi Bassi, Austria e Lussemburgo. Mentre Francia e Germania sono rispettivamente al 6,7 e al 9,8%.

In Spagna, faticano a trovare lavoro soprattutto i giovani sotto i 25 anni. Per loro, i livelli sono pari a tre volte la media mondiale. Il settore industriale e quello edile sono i più colpiti. Precarietà dei posti di lavoro e iper qualificazione dei richiedenti impiego sono caratteristiche diffuse.

Per invertire la tendenza, avvertono gli economisiti, andrebbero effettuate diverse riforme di sistema e questo richiederà tempo.

Manuel Del Pozo, vide direttore “el Expansion”: “Bisogna risanare gli istituti di credito, rendere più flessibile il mercato del lavoro e intervenire sul sistema pensionistico. Solo così si possono gettare le basi per la crescita e generare nuovi posti di lavoro”.

Prima della crisi, l’economia spagnola aveva conosciuto anni di crescita impetuosa, fondata sul boom edilizio e sulla disponibilità di credito da parte delle banche. Con la frenata del mercato immobiliare, il paese è passato da un milione di case costruite all’anno a 60mila, un crollo del 95 per cento.

Nel nuovo contesto, la precarietà è diventata la norma. I contratti a termine si moltiplicano e gli stipendi sono spesso inferiori ai mille euro al mese. Ciononostante, i disoccupati non sono disposti ad accettare qualunque impiego. I contratti stagionali, ad esempio, restano appannaggio dei lavoratori immigrati.