ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Cavaco Silva, una vita nella politica

Lettura in corso:

Cavaco Silva, una vita nella politica

Dimensioni di testo Aa Aa

Tenacia e conoscenza della macchina politica, le armi del suo successo. Armi che, all’alba della sua rielezione, Anibal Cavaco Silva ha assicurato di voler utilizzare con discrezione e saggezza. Messaggio in codice che sembra voler rassicurare anzitutto investitori e mercati sul corso del suo nuovo mandato presidenziale.

Il primo inizia nel 2006. Un successo elettorale lampo, costruito in appena due mesi di campagna, che lo confronta a un non sempre facile rapporto con i socialisti di Socrates. Frizioni, che la decennale esperienza al governo, gli suggerisce però di smorzare in nome di una più strategica cooperazione.

Una lezione appresa fin dalla sua nomina del 1980 a Ministro delle finanze. Esordio nella politica che conta, che gli spiana la strada per la guida dei socialdemocratici.

Ereditato nel giugno del 1985 un partito allo sbando, in neanche tre mesi lo porta al successo alle urne. La carriera da primo ministro inizia in salita, ma i fragili equilibri con i partner di governo escono consolidati dalle elezioni anticipate di due anni dopo. Cavaco Silva mette a tacere i critici, trascinando i socialdemocratici oltre il 50%. Prima assoluta dalla Rivoluzione dei garofani e risultato che bissa due anni dopo.

Iniziato nell’ottobre del 1991, il terzo mandato da premier parte all’insegna di sgravi fiscali e soprendente crescita economica. Congiuntura che mette le ali alla sua popolarità, inducendolo a lanciarsi in un ambizioso progetto di opere pubbliche. Soprattutto strade e autostrade, che tuttavia lo portano meno lontanto di quanto vorrebbe.

I venti di crisi che soffiano sull’Europa non risparmiano il Portogallo. L’impennata della disoccupazione incrina l’immagine del super-premier, che rinuncia a tentare un quarto mandato.

Già un anno dopo punta in compenso alle presidenziali. Dalla sfida del 1996 con l’allora sindaco di Lisbona, Cavaco Silva esce arricchito di un vocabolo a lui fino ad allora sconosciuto: sconfitta. Una ferita tanto bruciante, da indurlo ad annunciare il ritiro dalla politica.

Lontano dalle scene per dieci anni, nel 2006 vi rientra dalla porta principale. Della sua “prima vita” da Capo di Stato gli viene rimproverata la scarsa fermezza di fronte a crisi economica e altre emergenze. Accuse di passività che ha promesso di lavare con una presidenza tutta nuova e all’insegna del dinamismo.