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Tunisia. La polizia si converte alla rivoluzione

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Tunisia. La polizia si converte alla rivoluzione

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In Tunisia scendono in piazza anche i poliziotti. Accusati di essere rimasti fino all’ultimo dalla parte del regime e di aver sparato sulla folla, adesso molti di loro si dichiarano vittime e manifestano chiedendo le dimissioni del governo di unità nazionale perché al suo interno resterebbero molti uomini che furono vicini a Ben Alì. I manifestanti hanno impedito per un po’ al presidente di transizione Foued Mebazaa di entrare nella sede del governo.

L’attuale premier Mohamed Ghannouchi assicura di non essere attaccato alla poltrona:

“Come responsabile del governo provvisorio mi impegno ad abbandonare ogni attività politica non appena sarà terminato questo periodo di transizione”.

I poliziotti si sentono minacciati dalla popolazione che potrebbe cercare di vendicarsi, da qui il loro malessere:

“Non abbiamo ottenuto niente – dice uno di loro – E in più siamo attaccati da tutti. Cerchiamo la libertà ma ancora non siamo liberi”.

La repressione della cosiddetta rivoluzione del gelsomino, che forse sarebbe più corretto chiamare della fame, ha provocato almeno 100 morti in un mese, secondo l’ultimo bilancio pubblicato dalle Nazioni Unite.