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Haiti. Vecchie facce, soliti problemi

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Haiti. Vecchie facce, soliti problemi

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La Haiti martoriata dal terremoto e dal colera diventa ora l’arena per uno scontro di personalità alla ricerca di una nuova legittimazione politica. Non ha ancora ben spiegato perché è tornato nella sua isola l’ex dittatore Jean-Claude Duvalier. Baby doc era fuggito nel 1986, inseguito dalla furia popolare. Oggi spera forse di rimettersi in gioco approfittando della confusione che fa seguito al primo turno delle presidenziali:

“Ho deciso di tornare ad Haiti per commemorare questo triste anniversario con voi, nel nostro paese, dove mi aspetto ogni genere di persecuzione”.

Duvalier, che non si è scusato per le atrocità commesse dal suo regime fra il ’71 e l’86, deve rispondere, almeno, di violazione dei diritti umani e corruzione:

“Dovrà rimanere qui per tutto il periodo dell’inchiesta. Che potrebbe durare tre mesi, un anno o due anni – dice Gerardo Ducas di Amnesty international – Duvalier deve restare ad Haiti”.

Anche un altro ex presidente in esilio, Jean Bertrand Aristide, ha preannunciato il proprio ritorno.

Mentre, un anno dopo il sisma, la popolazione continua a vivere all’addiaccio e muore di colera, il vocolo cieco politico suscita molti appetiti. Non è ancora chiaro chi andrà al ballottaggio con Mirlande Manigat. Michel Martelly, appoggiato dalla comunità internazionale, contesta la seconda posizione attribuita al candidato istituzionale Jude Célestin.