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Tunisia: "Sciogliere l'RCD non è la via da seguire"

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Tunisia: "Sciogliere l'RCD non è la via da seguire"

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Ahmed Nejib Chebbi, ministro tunisino per lo Sviluppo regionale: “Lasciamo da parte le polemiche e diamo a questo governo tunisino la possibilità di prendere decisioni politiche, così che acquisisca credibilità e autorevolezza per le sue azioni e non per le parole”.

Figura emblematica dell’opposizione tunisina, Ahmed Nejib Chebbi, ha consacrato l’intera vita per un Paese libero. Per 23 anni ha guidato il partito democratico progressita, di cui è il fondatore.

Oggi fa parte del governo di unità nazionale.

Di questo e delle prospettive della Tunisa dopo la rivoluzione del gelsomino ha parlato ai microfoni di euronews.

Jamel Ezzedini, euronews:

-Ahmed Najib Chebbi, ministro per lo Sviluppo regionale e fondatore del partito democratico progressista, grazie per essere con noi.

Lei fa parte del nuovo governo di coalizione, che secondo gli analisti, manca di autorevolezza e credibilità perché conta diversi membri dell’ex regime. Qual‘è la posizione del partito democratico a questo proposito?

Ahmed Nejib Chebbi Ministre du Développement Régional

“Quello che lei riporta è un punto di vista. La Tunisia di oggi garantisce il diritto d’esprimere liberamente la propria opinione.

Si tratta di un’opinione che rispetto ma che non condivido.

La credibilità di un governo dipende da due cose: la sua composizione e il suo programma.

Bisogna ricordare che i ministri dell’ex regime non fanno parte della cerchia di persone che prendono decisioni politiche, che fino a questo momento erano prese da un solo uomo, assistito da pochi consiglieri a Tunisi.

Chiediamo che questa situazione cambi, che si dia al governola possibilità di prendere le decisioni politiche e che acquisisca nuova credibilità per le sue azioni e non per le parole.

La credibilità deriva anche dai nomi dei ministri che fanno parte dell’esecutivo, uno è un ex ambasciatore, un altro è un ex sindacalista e ha consciuto prigione e pressione. C‘è anche una regista di fama mondiale.

La composizione del governo, il suo programma e la sua missione si impone contro questo genere di accuse.

Non dimentichiamo che certe ideologie,che siano di sinistra o di destra, spingono il Paese al confronto nel nome di slogan che escludono piuttosto che integrare.

Bisogna ricordare inoltre i pericoli che ci sono intorno a noi e che mettono in pericolo il nostro paese, come il caos e la dittatura.

Vogliamo pertanto una transizione rapida e pacifica entro i prossimi sei mesi”.

-Pensa quindi che non si debba dissolvere l’RCD, (il partio del presidente Bel Ali) malgrado la volontà della piazza?

“La gente può reclamare quello che vuole, ma non bisogna sempre assecondarne le richieste soprattutto se ha torto.

La dissoluzione dell’RCD non è una richiesta legittima, la divisione del partito dallo stato è ben legittima, invece. Avete visto le rivoluzioni che ci sono state nell’Europa dell’est, hanno sciolto il partito comunista? No, questi partiti esistono ancora e esercitano le proprie funzioni, sono stati separati dallo stato per ridiventare formazioni come tutte le altre che affrontano le elezioni come gli altri partiti, senza favoritismi né privilegi, e sulla base dell’uguaglianza.

Per questo non ho chiesto lo scioglimento del partito, così com‘è successo in Iraq con il partito Baath. Chiedo solamente la separazione del partito dai poteri dello stato”.

Jamel Ezzedini, Euronews

-Alcuni sostengono che per arrivare al potere abbiate sacrificato 40, 50 anni di lotta contro il regime, nel corso dei quali il vostro partito è stato vittima del regime. Come reagisce a queste accuse?

“L’RCD ci tende la mano, cosa vuole che facciamo?

Non la stringiamo, quello che vogliamo e che loro vogliono è far uscire il paese dall’impasse.

Siamo stati il primo partito a sollevare la questione dell’unità nazionale prima ancora della caduta di Ben Alì.

E quando i nuovi e i i vecchi volti del governo ci hanno proposto di lavorare insieme per il bene della Tunisia, garantendo la realizzazione delle riforme politiche e sociali necessarie, non abbiamo rifiutato, perché non rifiuteremo di cooperare per il bene della Tunisia. Non rinunciamo alla nostra lotta storica, al contrario. Lavorare con questa gente ci darà una vera opportunità per ottenere i nostri obiettivi nei prossimi sei mesi”.

-Perché altri partiti sono stati esclusi da questo governo d’unione nazionale come il partito comunista, il movimento d’Enahdha e ancora i nazionalisti?

“I nazionalisti hanno una lunga storia qui in Tunisia, ma non si sono mai organizzati, si tratta di gruppi divisi.

Li rispettiamo. Il nostro partito ha degli ottimi rapporti con questi gruppi. Non comunicare con loro non è positivo, bisogna dire comunque che il primo minsitro ha incotrato il numero due di Enahdha in un incontro di un’ora.

Il capo del governo ha chiesto di incontrare i i rappresentati di altri partiti politici non riconosciuti e alcuni hanno rifiutato.

Abbiamo cercato di includere tutti i partiti nei negoziati, ma come il dice il provverbio: non è per il fatto che non si riesce a realizzare tutto che buttiamo via tutto.

Il governo è composto da quei movimenti che si sentono in grado di accogliere la sfida e che hanno la capacità di lavorare e di capirsi con gli altri con l’obiettivo di raggiungere gli scopi che si sono prefissati”.

-Si parla di tentativi di aggirare la rivoluzione del popolo tunisino sia dall’interno che dall’esterno. Cosa ne pensa?

“Se c‘è una minaccia dall’esterno, questa si rivolgerà unicamente contro il governo tunisino con l’obiettivo di rovesciarlo. Perché il successo di questo governo farà della Tunisia il miglior modello da seguire come rivoluzione popolare, la rivoluzione del gelsomino.

Aggirare la rivoluzione per me significa rifiutare di realizzare le misure chieste dal popolo.

Il popolo vuole misure di giustizia per ripartire gli sforzi di sviluppo in tutto il Paese. Per quanto riguarda la libertà di espressione cominciamo a avere dei risultati tangibili.

Per quel che riguarda lo sviluppo regionale: questo governo ha, per la prima volta in Tunisia, un ministero dedicato allo sviluppo regionale e io sono alla guida di questo ministero.

Da qui inviamo un messaggio forte a tutti i tunisini: lavoreremo duramente per garantire quei diritti per cui Mohemed Bouazizi è morto”.

-Come vede il futuro di questo governo, sarà in misura di portare avanti le riforme politiche necessarie per preparare le prossime elezioni politiche e le presidenziali?

“La vita è una sfida. Scommetto per il successo del governo. Sono consapevole delle sfide che abbiamo di fronte e non penso che rappresentino una minaccia per il governo. La situazione potrebbe a un certo punto volgere al peggio. Tuttavia, ci assumeremo le nostre responsabilità fino alla fine, perché vogliamo realizzare le riforme urgenti nei prossimi sei mesi.

Le faremo giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Vogliamo riforme sociali e prepariamo la strada per le future generazioni perché possano intraprendere un percorso di vita in tutta tranquillità e con tutte le garanzie.