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Usa-Cina, dal ping pong al video in Times Square

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Usa-Cina, dal ping pong al video in Times Square

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Per un mese, le facciate degli edifici di Times Square parleranno anche cinese. Pechino parte dal cuore turistico di New York per promuovere la sua immagine negli Stati Uniti. Lo fa con un video di un minuto che mostra uomini di successo e persone ordinarie, nel tentativo di rispecchiare un paese moderno, prospero e democratico.

Il video passa trecento volte al giorno e sta suscitando reazioni positive: “E’ un ottimo video. A volergli trovare qualche difetto, mi piacerebbe sapere qualcosa di più sulle persone che si vedono. Mi piacerebbe che ci desse il modo di conoscerle meglio, e di conoscere meglio anche la cultura e il mondo economico cinese”.

A Pechino, la curiosità nei confronti degli Stati Uniti non ha invece bisogno di essere stimolata da trovate pubblicitarie, a giudicare dalla fila di attesa davanti all’ambasciata americana. Un visto di ingresso negli Stati Uniti fa sognare soprattutto gli studenti: “Penso che gli americani siano amichevoli e disponibili e che abbiano tecnologie più avanzate, penso che lì potrei imparare di più. I miei compagni di classe che sono stati in America mi hanno detto che c‘è un ottimo stile di vita e per questo ci voglio andare anch’io”.

Alcuni pensionati ricordano i tempi della cosidetta “diplomazia del ping pong”, un termine coniato dopo la visita in Cina della nazionale americana di tennis tavolo, nel 1971: “Quando la nazionale americana venne in Cina, di fatto aprì la strada alla normalizzazione dei rapporti diplomatici. Quindi, a volte, anche un’insignificante partita di ping pong può avere un ruolo importante”.

La Cina ha fatto di tutto per ottenere che al presidente Hu Jintao fosse concesso l’onore di una visita di Stato alla Casa Bianca, soprattuto dopo che il primo ministro indiano, Manmohan Singh, e il presidente messicano, Felipe Calderon, hanno avuto diritto allo stesso trattamento da parte del presidente Obama.