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Libano, cambiano mediatori e la tensione resta alta

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Libano, cambiano mediatori e la tensione resta alta

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Con l’Arabia saudita che getta la spugna, saranno Turchia e Qatar i nuovi mediatori della crisi politica in Libano. Le tensioni, nel paese dei cedri, potrebbero esplodere in qualunque momento, come non manca di sottolineare la stampa libanese, che parla di ultima chance per scongiurare una frattura dalle conseguenze disastrose.

Per mesi, Hezbollah ha fatto pressione sul premier Saad Hariri perché disconoscesse il tribunale speciale per il Libano, incaricato di far luce sull’omicidio del padre Rafiq. Finché, la settimana scorsa, il partito sciita ha ritirato i suoi ministri, provocando la caduta del governo. E lo ha fatto proprio mentre Hariri veniva ricevuto alla Casa Bianca. Un messaggio rivolto all’amministrazione Obama, che sostiene il premier libanese, a Hariri stesso, accusato di prendere ordini da Washington, ma anche un messaggio alla Siria.

Così facendo, Hezbollah ha voluto smarcarsi dalla tutela del potente vicino, che, a fianco dell’Arabia saudita, è stato a lungo impegnato in trattative con le fazioni libanesi per trovare un accordo sul tribunale speciale. In fondo, anche per Hariri l’incontro con Obama era una prova di autonomia dall’influenza saudita. Perché la politica libanese è al centro di una complesa rete di influenze e veti incrociati. Da un lato il partito di Hariri, sostenuto da Francia, Stati Uniti e Arabia saudita. Dall’altro quello di Nasrallah, spalleggiato da Iran e Siria. Ora, falliti i tentativi di mediazione di Damasco e Ryad, il testimone è passato a Turchia e Qatar.

Essendo fuori dai giochi, questi paesi potrebbero riuscire là dove gli altri hanno fallito, evitando che il Libano torni a trasformarsi in un teatro di guerra.

A Beiruth, i ministri degli esteri di Turchia e Qatar hanno incontrato Hariri e il leader di Hezbollah nel tentativo di conciliare due posizioni distanti. Quella di Nasrallah, che considera il tribunale un complotto israelo-americano. E quella del premier, che è disposto a concessioni, ma non a disconoscere il tribunale.

Senza un accordo, il ritorno al caos è dietro l’angolo. La costituzione libanese prevede che le cariche istituzionali siano ripartite tra fazioni politiche e religiose. Il rischio che il paese si spacchi resta più che mai attuale.