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Tunisia: la rivolta, e gli scossoni nella regione

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Tunisia: la rivolta, e gli scossoni nella regione

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Inattesa, quasi una primizia nel mondo arabo degli ultimi decenni: la rivolta tunisina, già ribattezzata “rivoluzione del gelsomino”, ha dato uno scossone a una regione piuttosto abituata a una fermentazione costante, ma tranquilla.

Questa volta non è stato un colpo di Stato o un intervento esterno a cacciare chi stava al potere: ma una rivolta popolare.

Ciò che fermenta può esplodere, se il tappo non lascia sfoghi: e se esplode, bisogna vedere fin dove si propagherà l’onda d’urto. Manifestazioni di protesta si sono già verificate in molte capitali della regione.

A cominciare dalla confinante Algeria: anche qui, alcuni manifestanti si sono dati fuoco, e la protesta contro la difficile situazione sociale, economica e politica è degenerata in scontri. Disoccupazione e prezzi alti fanno ritenere a buona parte della popolazione che le ricchezze del Paese favoriscano solo una minoranza.

E poi lo Yemen, dove il Presidente in carica da 32 anni si accinge a modificare la Costituzione per garantirsi una presidenza a vita. Gli studenti hanno invaso le strade, e chiamato i popoli arabi alla rivolta.

“Abbiamo un messaggio per tutti gli oppressori, noi diciamo: ‘andatevene prima di essere costretti a farlo. Fate concessioni ai popoli, non aspettate di doverle fare durante la vostra fuga’”

Giordania, Egitto, Yemen, Algeria sono tutte situazioni diverse, e non si sa se le proteste possano raggiungere l’ampiezza e le conseguenze viste in Tunisia: fatto sta, però, che questi Paesi, diretti col pugno di ferro o da dinastie familiari, anche se a volte con regimi democratici, hanno reagito con estrema timidezza ai fatti tunisini.

In Giordania, sindacalisti e partiti d’opposizione hanno approfittato degli eventi tunisini per scendere in strada a protestare contro i rincari e la politica del governo, e dicendo di soffrire degli stessi mali, e della stessa oppressione, dei tunisini.

Silenzio invece in Libia e in Siria, dove il potere è detenuto da 40 anni dallo stesso uomo in un caso, e dalla dinastia nell’altro, e dove non esistono riforme.

Per questi dirigenti, l’esempio tunisino va visto come una lezione per i Paesi arabi “venduti all’occidente”.

Opinione condivisa dalle parti di Gaza, dove i palestinesi vicini ad Hamas ritengono che il capo dell’Autorità paslestinese Mahmoud Abbas, esattamente come l’ex presidente tunisino Ben Ali, sia un traditore al soldo degli occidentali.