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Depositato al Tribunale speciale per il Libano l'atto d'accusa sul caso Hariri

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Depositato al Tribunale speciale per il Libano l'atto d'accusa sul caso Hariri

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E’ stato depositato presso il Tribunale speciale per il Libano, a L’Aja, l’atto d’accusa per l’assassinio a Beirut dell’ex premier Rafik Hariri.
 
Il documento punta il dito sul partito sciita filo-iraniano degli Hezbollah, che si dice tuttavia ingiustamente colpito. Un quadro lontano dalla chiarezza, come commenta a euronews Robert Fisk.
 
“L’ironia della cosa sta nel fatto che dopo l’assassinio Hariri tutti dicevano di voler scoprire i responsabili. L’Onu ci ha lavorato a lungo, abbastanza per permettere alle parti, Stati Uniti, Israele, Iran e Siria, di decidere dove collocarsi. E ora, concretamente, nessuno in Libano vuole sapere chi ha ucciso Hariri, perchè se ne temono le conseguenze”.
 
Sull’atteggiamento da tenere nei confronti del processo, è caduto il governo libanese guidato da Saad Hariri, figlio del politico ucciso. Ad aprire la crisi il leader degli Hezbollah, Nasrallah, che ha fatto uscire dall’esecutivo undici ministri legati al suo partito, parlando di accuse ingiustificate. Una posizione che trova d’accordo qualche abitante di Beirut:
 
“E’ un momento difficile e dovremmo restare uniti. Tutte queste accuse lanciate non fanno il nostro interesse. Dovremmo restare uniti e credere nel Libano, e che Dio ci aiuti”.
 
L’onda lunga dell’attentato che nel 2004 sconvolse Beirut continua a farsi sentire nella politica libanese. La soluzione della crisi, insiste Hezbollah, è possibile solo con un accordo che tagli i rapporti tra le autorità del Libano e il Tribunale speciale.