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Tunisia, il ruolo delle opposizioni nella nuova fase

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Tunisia, il ruolo delle opposizioni nella nuova fase

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La composizione del nuovo governo di unità nazionale scatena il dissenso in Tunisia. Prima che l’annuncio raffreddasse le speranze, molti reclamavano che il partito dell’ex presidente Ben Ali fosse lasciato fuori dalla compagine governativa: “Come si può dare fiducia ai bugiardi? A quelli che hanno sostenuto un dittatore? Non li vogliamo, li detestiamo”.

Il primo ministro si è battuto affinché non ci fossero veti contro gli esponenti del partito dell’ex capo di stato. Il motivo? Evitare uno scenario all’irachena, che destabilizzerebbe le istituzioni.

Tra la popolazione, alcuni pensano che questo sia un rischio concreto: “Siamo in una situazione di emergenza. Anche se non siamo d’accordo con il governo, dobbiamo tollerare elementi del vecchio regime, perché non si può formare un nuovo governo senza esperienza. E’ un periodo di transizione verso un esecutivo eletto dal popolo”.

Il problema è che l’opposizione, imbavagliata da anni, gode di scarso seguito presso la popolazione. L’opposizione legale, rappresentata in parlamento, è una forza poco più che simbolica; mentre quella illegale è senza deputati. Quanto ai movimenti di opposizione in esilio, particolarmente critici contro il regime, non hanno potuto partecipare alle consultazioni organizzate dal premier.

Nourredine Mbarki, analista politico: “Oggi, in molti auspicano il ritorno sulla scena politica dei partiti non riconosciuti, come il Partito dei lavoratori tunisini, il Rinnovamento di Ghannouchi e il Congresso per la repubblica. Dicono che questi partiti devono partecipare al nuovo processo politico fin da subito. E questo è un punto di divergenza, perché siamo a un bivio: lavorare con la costituzione esistente, o annullare tutto e ricominciare da capo”.

Moncef Marzouki, figura storica dell’opposizione in esilio, sta per tornare in Tunisia e ha già avanzato la sua candidatura alle presidenziali. Con la vecchia guardia esclude ogni trattativa: “Lavoreremo affinché nessuno rubi la vittoria del popolo tunisino. Vogliamo che si tengano elezioni, ma che siano libere e oneste”.

Il ritorno degli oppositori esiliati minaccia di alimentare un dibattito infuocato tra chi vorrebbe avviare fin da subito una nuova fase democratica e chi invece la considera piuttosto un punto di arrivo.