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Tunisia: negozi chiusi e sparatorie tra poliziotti, caos si aggiunge a caos

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Tunisia: negozi chiusi e sparatorie tra poliziotti, caos si aggiunge a caos

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Questa rischia di essere l’immagine della Tunisia: la residenza devastata dell’ex Presidente Ben Ali, ad Hammamet, mette in evidenza la rabbia, la voglia di vendetta, la povertà e la difficoltà a mantenere l’ordine.

E mentre a Tunisi si cercano nuovi equilibri, nuove garanzie politiche, in tutto il Paese si comincia a temere che il passo dalla dittatura all’anarchia sia fin troppo breve.

Qualche ladruncolo è stato arrestato dalla polizia, ma è soprattutto l’esercito a presidiare le vie delle principali località. I cittadini, rinchiusi in quartieri dall’aspetto desolante, si riorganizzano per un’autodifesa contro i saccheggi – o forse vendette di agenti leali a Ben Ali, il presidente fuggitivo -.

Solo pochi negozi hanno riaperto i battenti, cibo e acqua cominciano seriamente a scarseggiare:

“Non c‘è farina, né pane, né acqua. I negozi sono chiusi, con poche eccezioni. La situazione è molto difficile. Che Dio ci aiuti”

Testimoni riferiscono di sparatorie tra agenti, e questo aggiunge confusione a confusione: in queste condizioni sarà molto difficile per il prossimo governo guadagnarsi una credibilità.

Il primo ministro uscente ha avviato le consultazioni per un esecutivo di unità nazionale, che porti il Paese alle elezioni anticipate. Un processo nel quale dice di voler coinvolgere tutti i partiti, anche quelli finora vietati.