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Tunisia: "la nuova era"

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Tunisia: "la nuova era"

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“Game Over”, la dittatura è finita. Questo uno dei cartelli nelle mani di un manifestante.

14 gennaio 2011: una data che i tunisini ricorderanno. La sensazione di chi ha manifestato in strada è di aver scritto una nuova pagina di storia del proprio Paese: l’hanno battezzata “la nuova era”.

La gente ha ignorato l’ultimo appello alla Nazione in diretta televisiva dell’ex presidente Ben Ali, ed è tornata a manifestare nel centro di Tunisi.

Numerosi cortei sono confluiti nell’Avenue Bourguiba diretti alla sede del Ministero dell’Interno, considerato simbolo della repressione di 23 anni di regime.

“Il popolo tunisino è in strada, il popolo tunisino non ha più paura. Il popolo tunisino rivendica la libertà, l’uguaglianza, la dignità”, dice la leader del Partito Democratico Progressista Mayy Jribi.

Alcuni militari hannno solidarizzato con i manifestanti.

Un uomo commosso dice: “Spero che il popolo tunisino ottenga ciò che rivendica, non solamente nella lotta alla disoccupazione ma anche alla corruzione e al nepotismo, per le persone che vivono al di sotto dei propri mezzi.”

Un anziano incalza: “23 anni di repressione e ingiustizia. Il popolo doveva liberarsi di questo dittatore. È un fardello sulle spalle del nostro popolo che lotta.” Un’altra donna lancia un appello:

“È un messaggio a tutti i popoli del mondo: non temete i dittatori, non temete i dittatori, non temete i dittatori!”

L’altra faccia della medaglia sono le numerose vittime che la Tunisia conta dopo quasi un mese di violenze. Le organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo ne hanno denunciate quasi settanta.

Cicatrici che gettano lunghe ombre sulla “nuova era” della Tunisia.