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Libano: rischio di crisi più lunga che nel 2009

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Libano: rischio di crisi più lunga che nel 2009

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La palla passa ora a Michel Suleiman. Le consultazioni con i gruppi parlamentari in vista della nomina di un nuovo primo ministro cominceranno a mezzogiorno di lunedì. Il meteo politico prevede lacrime e sangue per il presidente cristiano.

Secondo la costituzione libanese, il premier dev’essere un musulmano sunnita, esattamente come lo è Saad Hariri. Per la formazione del suo governo nel 2009 ci sono voluti cinque mesi di negoziati fra i diversi gruppi politici libanesi. Gli esperti temono che stavolta la crisi possa durare ancora di più.

Il blocco dell’opposizione, guidato da Hezbollah, non ha proposto nomi per il posto di premier, dopo aver fatto cadere Hariri. Sayyed Hassan Nasrallah, il leader del gruppo sciita, sa che alcuni membri del suo partito corrono il forte rischio di essere incriminati dal Tribunale speciale sul Libano per l’assassinio di Rafik Hariri, di cui respinge la responsabilità.

Hezbollah è l’unica fazione libanese che sia stata autorizzata a conservare le armi dopo la guerra civile conclusasi nel novanta, perché considerata necessaria per difendere il paese da Israele, in mancanza di un esercito in grado di farlo.

Ma secondo l’analista politico Hilal Khashan, non ci saranno colpi di mano: “La situazione non è ancora al culmine. Lo sarà dopo l’annuncio dei rinvii a giudizio. Mi aspetto manifestazioni, ma non penso che le cose andranno fuori controllo. Non credo che Hezbollah e il resto dell’opposizione lanceranno una campagna militare per prendere il controllo del sistema politico”.

Quel che teme la gente comune è soprattutto una deriva violenta che azzeri la crescita economica. Il Libano è in pieno boom finanziario, turistico e soprattutto immobiliare. Al tempo stesso, però, soffre di alti tassi di disoccupazione, mentre Beirut è una delle città più care del mondo.