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Tunisia: destituito il ministro degli interni

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Tunisia: destituito il ministro degli interni

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Destituito il ministro degli interni tunisino. Dopo quasi un mese di proteste e almeno una ventina di morti tra i manifestanti, cifre ufficiali, il presidente Ben Ali ha ordinato il rilascio di tutte le persone arrestate durante le proteste, ma che non abbiamo commesso violenze.

Lunedì, in un intervento televisivo, aveva promesso la creazione di 300 mila nuovi posti di lavoro in due anni. Questo non ha però bloccato le violenze.
 
L’esercito è stato mobilitato per la prima volta alla periferia della capitale. Ci sarebbero vittime. A Sfax, seconda città del paese, - decine di migliaia di persone sono scese in piazza rispondendo allo sciopero generale proclamato dai sindacati.
 
Nuovi disordini anche a Kàsserine, nella parte centro-occidentale del paese, dove solo ieri sono rimasti uccisi quattro manifestanti. Ascoltiamo Ahmed Nejib Chebbi, leader storico del partito dell’opposizione Democratico Progressista:
 
“Quattro settimane di repressione hanno provato che se i manifestanti non si sono fermati le origini di questo malcontento sono profonde e le richieste sono legittime e serie. Quindi se il regime continua a reprimere le proteste, non risolverà il problema, al contrario. Questo movimento si rafforzerà ancor più. La contestazione ha raggiunto anche la capitale ed è stato mobilitato l’esercito nelle principali strade di Tunisi. C‘è una via per uscire dalla crisi, che il regime riconosca i propri errori e che faccia partecipare i tunisini alla ricostruzione di un futuro migliore”.
 
Le proteste rimbalzano anche in Europa. In Svizzera, l’ambasciata tunisina di Berna, è stata bersaglaita con le molotov. Se per l’Unione Europea la risposta della polizia tunisina contro i manifestanti è “sproporzionata”, il segretario di Stato amricano Clinton si dice “preoccupata”.