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Smolensk, una tragedia che non avvicina Mosca a Varsavia

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Smolensk, una tragedia che non avvicina Mosca a Varsavia

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Era il 10 aprile del 2010, quando il Tupolev 154 della presidenza polacca si schiantava nel tentativo di atterrare a Smolensk, in Russia.

L’aereo aveva a bordo il presidente della repubblica polacca, Lech Kaczynski, la moglie e i suoi principali collaboratori. Nessun superstite.

Kaczynski era diretto a Katyn, per le celebrazioni ufficiali del settantesimo anniversario del massacro di 22.000 ufficiali polacchi da parte delle forze sovietiche.

Da subito le autorità russe hanno affrontato le indagini sull’incidente ordinando inchieste di alto livello, ma non sono mancate, nel corso dei mesi, le polemiche soprattutto di parte polacca sulla lentezza delle indagini.

Polemiche che hanno finito per rinfocolarsi dopo i solenni funerali di stato che hanno commosso il paese.

Il premier Tusk ha più volte accusato Mosca di fornire con troppa lentezza i documenti dell’inchiesta, mentre il fratello gemello del presidente, l’ex primo ministro Jaroslav Kaczynski, non ha nascosto dubbi sulla ricostruzione dell’incidente, mettendo perfino in dubbio l’esattezza della identificazione del corpo del fratello.