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Haïti un anno dopo

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Haïti un anno dopo

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Un anno fa una delle più grandi catastrofi della storia si abbatteva su Haïti. Il 12 gennaio 2010, alle 16.53 laterra ha tremato: sette gradi di magnitudo e una scossa che in venti secondi ha spazzato via 250 mila vite e lasciato segni indelebili su una comunità che fatica a risollevarsi. Colera e inerzia politica, poi, si sono abbattuti inesorabili sui sopravvissuti.

In questa cornice Port-au-Prince si stringe intorno alla memoria di chi se n‘è andato e al presente di chi è rimasto. Il Presidente René Preval ai microfoni di Euronews ha dichiarato:

“Abbiamo ancora un milione e mezzo di persone che dormono nelle piazze. E’ una situazione difficile e per la ricostruzione ci vorrà tempo. Non possiamo però investire tutto su Port-au-Prince, è il momento di reinventare Haiti, ovvero di occuparsi anche delle province che erano state a lungo abbandonate”.

L’ex Presidente Usa Bill Clinton, si definisce “tra i più frustrati” per non aver potuto fare di più. Inviato speciale della missione delle Nazioni Unite, è co-presidente della Commissione ad interim per la ricostruzione.

800 mila persone vivono ancora nelle tendopoli. Per alcune organizazzioni umanitarie le operazioni di ricostruzione sono a un punto morto: “ancora troppe persone senza casa e troppe macerie non sono state rimosse”.