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Tunisia ancora in rivolta, Ben Ali parla di terrorismo

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Tunisia ancora in rivolta, Ben Ali parla di terrorismo

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Continua la rivolta contro il caro-vita e la disoccupazione in Tunisia, filtra via internet attraverso il black out totale imposto dal regime.

Lavoro, libertà e dignità: queste le parole d’ordine del movimento esploso a Sidi Bouzid a metà dicembre, quando un venditore ambulante si è dato fuoco per la confisca del suo banco di frutta e verdura.

Ma per il presidente Ben Ali, dietro alla protesta c‘è ben altro: “Gli eventi sono stati violenti, talvolta sanguinosi, e hanno causato la morte di civili e il ferimento di diversi membri delle forze di sicurezza. Sono opera di gruppi mascherati che hanno attaccato edifici governativi di notte e i civili nelle loro case, un atto terroristico che non può essere trascurato”.

Anche oggi, scontri violenti si sono avuti nelle città del nord, a Kasserine, Thala e Regueb. Dall’inizio della guerriglia urbana, sono almeno 14 i morti secondo il governo, più di 20 per l’opposizione che denuncia la dura repressione.

“Facciamo appello alla moderazione nell’uso della forza e per il rispetto delle libertà fondamentali”, ha dichiarato il portavoce dell’Alto rappresentante europeo alla politica estera Maja Kocijancic, “in particolare chiediamo il rilascio immediato di blogger, giornalisti, avvocati e altre persone arrestate”.

Per arginare la rivolta, Ben Alì promette 300 mila nuovi posti di lavoro in 2 anni e la creazione di commissioni politiche e civili per l’ascolto dei cittadini.