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Algeria e Tunisia, conflitto sociale fa nuove vittime

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Algeria e Tunisia, conflitto sociale fa nuove vittime

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Il governo algerino taglia i prezzi di pane e generi alimentari di base, nel tentativo di arginare le proteste violente che negli ultimi giorni hanno già causato almeno tre vittime.

E mentre i ministri hanno discusso di sospensione di tasse e imposte che dovrebbero consentire di ridurre i prezzi del 40%, le proteste si sono estese in altre città nella regione berbera della Cabilia.

“Prezzi dell’immobiliare, caro-vita, disoccupazione”, sono le ragioni citate da chi è sceso in strada.

Dall’Algeria alla Tunisia, anch’essa alle prese con un conflitto sociale senza precedenti. Nella località di Thala, almeno quattro manifestanti sono morti, raggiunti dai proiettili sparati dalla polizia.

Un bilancio che secondo testimoni locali sarebbe però molto più pesante. La censura imposta dal governo di Tunisi rende difficile raccontare con le immagini questa rivolta contro la precarietà e la disoccupazione.

Ecco perché, a Parigi, alcuni manifestanti tunisini si sono raccolti davanti agli studi televisivi per denunciare gli arresti di blogger, musicisti, artisti. “Un’operazione coordinata e puntuale – sostengono – per impedire loro di raccontare quel che succede in Tunisia”.