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Algeria, esplode la rabbia dei giovani

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Algeria, esplode la rabbia dei giovani

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Dopo la Tunisia, tocca all’Algeria. Il paese maghrebino è attraversato da un’ondata di proteste. Dopo un’altra notte di scontri, nel pomeriggio nuovi incidenti si sono registrati ad Algeri e in Cabilia.

A esplodere è la rabbia dei giovani. Il 75 per cento della popolazione algerina ha meno di trent’anni, la disoccupazione giovanile raggiunge il 20 per cento. E loro non vedono futuro.

“La soluzione è lasciarci andare in Europa – dicono alcuni di loro, in gruppo -. I giovani oggi o finiscono in prigione o emigrano. Il governo ci umilia, stanno aumentando il prezzo dello zucchero. Dobbiamo pagare l’affitto, la luce, l’acqua, lo zucchero e l’olio, e siamo tutti poveri”.

Una rabbia che è anche esasperazione per promesse non mantenute. Nel 2009, il presidente Abdelaziz Bouteflika si era impegnato a costruire un milione di nuovi alloggi, necessari dopo il terremoto del 2003 e il boom demografico.

Ma nel 2010 ne sono stati consegnati solo dieci mila. E i criteri di attribuzione sono tutt’altro che trasparenti.

E poi, c‘è naturalmente l’impennata dei prezzi, dal 20 al 30 per cento su prodotti come zucchero, olio o farina nel giro di pochi giorni.

A questo si aggiunga una voce che circola: la polizia starebbe per sloggiare gli abusivi.

Philippe Chalmin, economista, mette in guardia:
“È del tutto plausibile, date le tensioni che vediamo, che entro due-tre mesi possano esserci rivolte della fame. Saranno rivolte della povertà. Saranno rivolte del malgoverno”.

E il malgoverno è l’altro problema dell’Algeria. Il paese è ricco, in particolare di idrocarburi, ma la popolazione non partecipa di questa ricchezza. E il presidente, rieletto nel 2009 per un terzo mandato, tace. Tanto che c‘è chi comincia a porsi domande sulla sua successione e su eventuali lotte di potere in seno al regime.

Una miscela di elementi che riporta alla memoria le rivolte dell’ottobre 1988. Rivolte che, nate anch’esse dall’aumento dei prezzi, sono state cavalcate dai movimenti islamici radicali, e hanno messo fine a 26 anni di regime dell’Fln portando all’instaurazione del multipartitismo, ma anche all’imposizione sulla scena politica del Fronte islamico di salvezza.

Anche oggi, gli analisti mettono in guardia: di fronte al silenzio dello Stato e all’assenza di una reale società civile, queste proteste spontanee sono facilmente esposte alle manipolazioni degli estremisti islamici.