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Tunisia, morto il giovane simbolo della rivolta

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Tunisia, morto il giovane simbolo della rivolta

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È morto il giovane simbolo della protesta dei disoccupati tunisini. Mohamed Bouazizi, 26 anni, disoccupato, si era dato fuoco il 17 dicembre a Sidi Bouzid, dopo che la polizia aveva confiscato il suo banchetto abusivo di frutta e verdura.

Una scintilla che ha dato fuoco anche alla rabbia dei giovani, dei laureati rimasti senza un lavoro, dei precari, cui si sono uniti sindacati e attivisti dei diritti umani.

Un’ondata di manifestazioni, spesso violente, che ha attraversato la Tunisia, ma di cui sono arrivate poche immagini, per la maggior parte filmati di videoamatori. In generale le informazioni, strettamente controllate dal regime, giungono con il contagocce. La mobilitazione passa in gran parte attraverso internet.

Quel che è certo è che la protesta, iniziata nella città di Sidi Bouzid, si è estesa a tutto il paese. Il 22 dicembre, un altro giovane si è ucciso a Menzel Bouzayane aggrappandosi a un cavo ad alta tensione. Nella stessa città, altre due persone sono morte dopo che le forze dell’ordine hanno sparato sui manifestanti.

È la prima volta dal 1984 che un movimento così vasto si diffonde in questo paese, governato con il pugno di ferro da 23 anni da Ben Ali.

Il presidente è uscito dal suo abituale silenzio a fine dicembre, denunciando la “strumentalizzazione politica” della rivolta. Ha licenziato il governatore di Sidi Bouzid e annunciato un rimpasto di governo. A saltare sono state le teste dei ministri della gioventù e della comunicazione.

È la crisi più grave da quando Ben Ali è salito al potere. In un paese dove l’opposizione è sistematicamente soffocata dal regime, proteste come queste sono un segnale allarmante. Un segnale delle contraddizioni del sistema tunisino: moderno, ma dittatoriale, con un numero sempre più alto di laureati, ma anche di disoccupati. E la rivolta di Sidi Bouzid non sembra abbastanza per cambiare le cose.