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Liberi come i Gotan Project, ospiti del Monte Carlo Jazz Festival

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Liberi come i Gotan Project, ospiti del Monte Carlo Jazz Festival

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Alla 5a edizione del Festival Jazz di Monte Carlo fra i tanti i nomi di spicco anche i Gotan Project, il trio franco-, elvetico-argentino che ha saputo fondere i ritmi del tango con la musica underground, le atmosfere di Buenos Aires con quelle di Parigi.
 
 
I Gotan lavorano sui grandi miti dell’Argentina, il tango per esempio, ma non solo.  
 
Come ci dice Christoph H. Müller (consolle), “abbiamo preso il calcio che, semplificando le cose, è insieme al tango un elemento cardine dell’Argentina. E siamo riusciti a contattare Victor Hugo Morales, grandissimo telecronista argentino, e in questa canzone commenta una finta partita, senza avversari ma con i musicisti che si passano la palla tra di loro, poi a noi, e il nostro ‘amico’ argentino ha l’onore di realizzare il suo sogno più grande: fare goal col commento di Hugo Morales!”
 
 
In alcuni testi e musiche dei Gotan Project trovano eco difficoltà, stati d’animo, atmosfere della storia recente argentina.
 
  
“Il paese in cui sono nato e cresciuto, racconta Eduardo Makaroff (chitarra acustica), ha attraversato una crisi terribile, un degrado, soprattutto negli anni Novanta, una specie di ‘bomba atomica sociale’ che ha spaccato la società argentina. Quello che era ‘l’Europa dell’America Latina’ è diventato un paese coi bambini per strada, e metà della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà – terribile!“ 
 
 
Ma l’Argentina, che è stato il paese della classe media, delle università, dei grandi scrittori, pur in piena crisi economica, ha continuato a produrre cultura. “Penso, conclude Eduardo, che forse sia più facile distruggere l’economia che il ‘potere’ culturale.“  
 
Gotan è l’inverso di tango, ma cos’altro va in senso contrario nella loro musica?  
 
“A volte, risponde Chistophe, cerchiamo di fare le cose un po’ al contrario: facciamo musica elettronica, che è anche organica, però; prendiamo tipi di musica che non sono necessariamente fatti per affiancare il tango, la bluegrass, per esempio, e cerchiamo dei ‘ponti’, dei legami inusuali…”
 
 
“La nostra ricetta, conclude Philippe Cohen Solal, è di seguire semplicemente le intuizioni che abbiamo, senza tanto pensare ‘ci suoneranno in radio o in tivù?’. La cosa importante è che la musica che facciamo ci piaccia, ed è per questo che da dieci anni, in tutti i nostri album, non c‘è un solo pezzo, o una sola nota, di cui ci siamo pentiti.”