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Bruxelles: accordi di partenariato e trasparenza futuri pilastri della politica europea di aiuti allo sviluppo

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Bruxelles: accordi di partenariato e trasparenza futuri pilastri della politica europea di aiuti allo sviluppo

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Grace Mueni Nyaa è la fondatrice della Kyome Fresh Company Ltd:

“Gli aiuti stanziati per l’Africa dai paesi sviluppati sono senz’altro apprezzabili ma credo che l’Africa debba divenire comunque autosufficiente. Ovviamente se hai un fratello maggiore che ti dà una mano attraversare il ponte è piu’ facile ma a un certo punto devi imparare ad attraversare il ponte da solo”

E’ la prima volta che Grace Mueni Nyaa mette piede a Bruxelles dove è stata invitata a raccontare la propria storia alle Giornate Europee per gli aiuti allo sviluppo. Grace grazie anche al sostegno logistico e tecnico dell’Unione Europea è riuscita nell’arco di 7 anni a trasformare l’economia di Kyome, il suo villaggio natale, creando una cooperativa agricola che oggi esporta frutta e verdura nei paesi sviluppati.

Quest’esperienza é esemplare: potrebbe incarnare il futuro della politica europea di aiuti allo sviluppo.

Andris Piebalgs, Comissario Europeo per lo sviluppo:
“Abbiamo bisogno di dar vita a delle autentiche partnership. I nostri partner, i paesi in via di sviluppo ci chiedono di aiutarli rafforzando un approccio piu’ inclusivo, in particolare chiedono che gli aiuti servano a una crescita ecologicamente sostenibile, con investimenti mirati nel settore energetico e in agricoltura”

Il commissario europeo Andris Piebalgs intente lasciarsi alle spalle il modello tradizionale donatori/ sovvenzionati aiutando i paesi poveri a riappropriarsi delle leve che possono supportare la loro crescita economica.

Il modello precedente, a senso unico, non ha dato i risultati sperati e c‘è il rischio che l’Unione Europea che resta il principale donatore mondiale possa decidere di stringere i cordoni della borsa vista la crisi economica e finanziaria in cui naviga.

La Commissione ha pubblicato un libro verde che ha l’esplicito obiettivo di riaprire il dibattito sulla nuova strategia da adottare per aiutare i paesi in via di sviluppo.

I cittadini europei sono chiamati ad esprimersi ed a fornire il proprio contributo spiegando come, a loro avviso, gli aiuti potrebbero essere resi piu’ efficaci. Le ONG mettono l’accento sui rischi che genera la crescita quando non c‘è trasparenza e sulle ricadute negative che puo’ avere sulle fasce piu deboli della popolazione e sui loro stili di vita

Eloise Todd, direttrice dell’ufficio di Bruxelles dell’Ong One fondata da Bob Geldorf

“Fino ad ora non si è mai preteso che le aziende private dei paesi sviluppati fornissero rendiconti e cifre dei finanziamenti versati ai governi locali, ma la Commissione ha deciso che dalla fine del 2011 queste operazioni dovranno venire regolamentate”

Elise Ford, Responsabile Oxfam International’s Eu Office

“Il nostro timore è che la crescita affidata ai privati possa portare a tagli degli aiuti in quei settori come l’educazione, la sanità, la giustizia in cui la cooperazione europea ha investito massicciamente negli anni passati. Questo errore va evitato, bisogna continuare ad investire in questi settori che noi continuiamo a ritenere centrali per uno sviluppo autenticamente inclusivo”

Un altro problema con cui fare i conti riguarda l’insufficienza degli scambi tra paesi africani. Grace, per esempio, esporta i suoi prodotti esclusivamente verso altri continenti

Donald Kaberuka, presidente Banca Africana per gli Investimenti

“La strada da seguire oggi è quella di un’integrazione economica regionale piû’ efficace. Per questo dobbiamo costruire le necessarie infrastrutture e facilitare gli interscambi commerciali gettando le basi per la nascita di un mercato comune africano. Esattamente la stessa cosa fatta in Europa”

Le discussioni a Bruxelles continuano fino a fine gennaio. Poi si farà il punto della situazione. La Commissione Europea si è data un anno di tempo. A fine 2011 le proposte essere venire messe sul tavolo