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Ricorsi e amarezze. Polverone sul verdetto Concorde

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Ricorsi e amarezze. Polverone sul verdetto Concorde

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E’ un tutti contro tutti quello che saluta il sospirato verdetto del processo per l’incidente del Concorde, che nel luglio del 2000 provocò 113 vittime in Francia e accelerò il pensionamento dell’aereo supersonico.

Riconosciuta responsabile d’omicidio involontario, Continental ha subito annunciato un ricorso in appello. 200.000 euro di ammenda, un milione di risarcimenti ad Air France e 15 mesi con la condizionale ad un suo meccanico, la condanna a carico della compagnia aerea americana.

“Si è cercato di proteggere la Francia – denuncia Oliver Metzner, uno dei suoi avvocati -. La decisione presa non è in nome del diritto, ma del patriottismo. Ci si è allontanati dalla giustizia e da una verità, che cercheremo di ristabilire in appello”.

Sollevata invece da ogni responsabilità Air France, che operava il volo. Portavoce della soddisfazione della compagnia è il legale Fernand Garnault. “Direi che il verdetto è assolutamente in linea, e fino ai minimi dettagli – il suo commento a caldo – con quanto abbiamo sempre sostenuto”.

Succeduta all’allora produttore del Concorde, EADS è stata riconosciuta responsabile soltanto sul piano civile. Elemento che insieme all’assoluzione di tre ex dirigenti dell’aviazione civile francese, indigna i difensori delle vittime. “Non vediamo – si stupisce a nome di tutti Roland Rappaport – come si possa loro imputare la semplice negligenza”.

A provocare l’incidente, secondo la ricostruzione della corte, una lamella in titanio persa in pista da un DC 10 Continental, che avrebbe poi determinato foratura ed esplosione del serbatoio del Concorde.

La maggioranza dei familiari delle vittime aveva già raggiunto un accordo extra-giudiziale con Air France. Per le restanti parti civili il tribunale di Pontoise ha stabilito risarcimenti complessivi di quasi due milioni di euro.