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Brammertz: Belgrado faccia di più per cattura Mladic

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Brammertz: Belgrado faccia di più per cattura Mladic

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Gli sforzi della Serbia per arrestare Ratko Mladic restano problematici, anche se il governo di Belgrado ha alzato da uno a dieci milioni la ricompensa per chi fornisca informazioni utili alla cattura del superlatitante.

Quella di Serge Brammertz è di fatto una bocciatura, per le autorità serbe: il procuratore capo del tribunale penale internazionale ha presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il suo rapporto semestrale sulla cooperazione tra Belgrado e il TPI. E la Serbia rimane lontana dal vedersi riconosciuta la piena cooperazione. Una formula senza la quale ogni progresso, nel cammino verso l’Unione europea, resta bloccato.

Al momento, Belgrado non ha ancora lo status di candidato. A ottobre, i Ventisette hanno chiesto alla Commissione di Bruxelles di esprimere un parere. Ma la condizione preliminare resta la cattura di Ratko Mladic e quella di un altro latitante, l’ex leader serbo croato Goran Hadzic.

Ultimamente, le autorità serbe hanno dato segnali di voler perseguire l’obiettivo con maggiore fermezza, come dimostra il blitz del febbraio scorso nell’appartamento di Madic a Belgrado. In quell’occasione, è stato rinvenuto il diario di guerra dell’ex generale serbo bosniaco: un documento che potrebbe rivelarsi molto utile in un eventuale processo.

Mladic è in fuga da quindici anni, anche se per diverso tempo fu libero di circolare nella capitale serba, protetto da una scorta e da una solida rete di simpatizzanti.

Il tribunale dell’Aja lo ha incriminato per genocidio, ritenendolo responsabile dell’assedio di Sarajevo, costato la vita a 10mila persone, e del massacro di Srebrenica, in cui vennero assassinati fino a ottomila musulmani. Una strage di cui è stato ricordato, a luglio, il quindicesimo anniversario.