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L'incendio in Israele: polemiche sulle carenze organizzative e speranze di pace con la Turchia

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L'incendio in Israele: polemiche sulle carenze organizzative e speranze di pace con la Turchia

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E nel bel mezzo dell’incendio divampano le polemiche: il mito israeliano della sicurezza è improvvisamente distrutto dall’incapacità di reagire alle fiamme ancora incontrollate, da ormai più di 48 ore, sul Carmelo, vicino ad Haifa.

I primi velivoli anti-incendio sono entrati in azione il giorno dopo, e nessuno di questi è israeliano: sono tedeschi, italiani, e anche turchi, e questo fatto ha improvvisamente riacceso le speranze di un riavvicinamento diplomatico.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha visibilmente apprezzato l’aiuto dato dal vicino turco, in rotta da quando la marina israeliana assaltò una nave di pacifisti turchi che violavano l’isolamento imposto alle acque della striscia di Gaza.

Speranze di disgelo però presto spente dal premier turco Erdogan: “Non dobbiamo confondere l’incendio con altre questioni – ha detto -. Le nostre richieste ad Israele sono note, abbiamo già detto che le relazioni bilaterali non miglioreranno finché non avremo ricevuto delle scuse formali”.

17.000 persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni, e i morti sono già oltre 40. Quasi tutte le vittime, guardie carcerarie, si trovavano a bordo di un autobus colpito da un albero in fiamme. Andavano ad evacuare 500 detenuti in un vicino carcere.