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Per la Turchia l'adesione all'Ue resta prioritaria

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Per la Turchia l'adesione all'Ue resta prioritaria

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Il presidente turco, Abdallah Gull “Dopo l’incidente della flottiglia della pace, Israele ha perso la solidarietà e l’amicizia della Tuchia e dei Turchi”

La Turchia incrementa le relazioni diplomatiche e commerciali con i Paesi vicini, imponendosi come potenza mediatrice regionale.

Che direzione vuole prendere Ankara, è ancora interessata a aderire all’Unione europea?

A queste e altre domande ha risposto il presidente turco Abdallah Gull ai microfoni di euronews.

Ali Ihsan Aydin, euronews:

-Signor presidente, benvenuto su euronews.

Abdullah Gul: “Grazie”.

-Le sempre più strette relazioni intrattenute dalla Turchia con i Paesi vicini hanno sollevato un forte dibattito internazionale. Dove va la Turchia , sta voltando le spalle all’Occidente, sta cambiando posizione?

Abdullah Gul: “Ci sono state molte discussioni, ultimamente, le sto seguendo da vicino. Come ho sempre detto tutto quello che si dice è sbagliato. Alcuni commenti sono fatti intenzionalmente, altri senza alcuna cognizione. La direzione della Turchia è molto chiara.

Il mio Paese sta lavorando per ottenere standard economici e democratici più avanzati e arricchire i nostri valori.

In questo senso sta apportando delle modifiche alla Costituzione ma sta approfittando delle opportunità che vengono dal fronte geopolitico, beneficia anche dei vantaggi che vengono dalla storia. Porta avanti una politica multidirezionale”.

- Ha usato l’avverbio “intenzionalmente”. Che cosa vuol dire?

“La politica estera turca fatta in passato procedeva verso una direzione sbagliata.

Si pensi a un Paese che ha sempre dei problemi con i propri vicini.

Le relazioni commerciali e economiche con questi ûltimi sono minime.

Non dovrebbe essere così, la Turchia si trovava in un vicolo chiuso e adesso è diventata un crocevia. Basta verificare il livello di scambi tra Francia e Germania, Canada e Usa, sono al loro massimo mentre il livello di scambi tra la Turchia e i Paesi vicini è ancora molto basso. Si trattava della direzione sbagliata, la Turchia ha imboccato quella giusta adesso”.

- Nel corso dell’ultimo summit Nato, non si è fatto cenno a nessun Paese come possibile target del nuovo sistema di scudo missilistico, sia che si tratti di Iran o di un altro Paese. Il presidente francese Sarkozy ha detto invece: “chiamiamo le cose con il proprio nome” rieferendosi all’Iran. Cosa pensa?

“Primo, al di là della dichiarazione la nostra iniziativa poggia su principi morali. La Nato è una rete di difesa. Non è un’organizzazione d’attacco e non prende di mira nessun Paese in particolare.

Questo sistema di difesa si rivolge a quesi paesi che hanno o stanno costruendo dei missili, in futuro potrebbero esserci altri Paesi in grado di lanciare missili balistici. Anche quest’ultimi rientrano nel calcolo del sistema. Per questo la nostra azione è morale, c‘è stata una minaccia generale, altrimenti sarebbe stato sbagliato indicare i Paesi uno per uno. Cosa da farsi se la minaccia viene da un altro Paese”.

-Cosa pensa dell’idea di includere Paesi che non fanno parte della Nato, come Israele?

“È fuori discussione, non potrà mai accadere, il sistema riguarda solo i membri Nato. Israele non fa parte della Nato, è impossibile. Sto dicendo chiaramente che Israele non può usare i mezzi Nato”.

-Dopo l’incidente della Flottiglia diretta a Gaza, la Turchia è ancora un alleato di Israele?

“Francamente l’incidente ha cambiato molte cose, l’esercito israeliano ha attaccato un’imbarcazione che trasportava aiuti umanitari in acque internazionali, nel mezzo del Mediterraneo, uccidendo molte persone. Dimenticare questo è impossibile per noi”.

- Israele ha perso l’amicizia turca?

“Assolutamente, ha perso l’amiciza della Turchia e dei cittadini turchi”.

-Sembra che ci siano state delle differenze tra la Turchia e l’Occidente sulla tecnologia nucleare iraniana.

L’Occidente ha manifestato una certa preoccupazione, mentre la Turchia insiste sul dialogo. C‘è una differenza nella percezione della sicurezza tra Occidente e Turchia?

“No, la Turchia è molto attenta a tutto quello che accade vicino, non si tratta di uno scherzo.

Se non ci ci fosse diplomazia l’alternativa sarebbe la guerra. Non è la stessa cosa che sta succedendo in Iraq? La diplomazia ha fallito e la guerra è iniziata. Chi ha pagato? Gli iracheni e i Paesi vicini”.

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-Unione europea: più della metà dei capitoli dei negoziati sono bloccati e il sostegno per l’adesione in Turchia è crollato dal 70% al 30-38.

Crede ancora nell’adesione della Turchia all’Unione?

“Quella europea per noi è una politica di Stato, va al di là della politica dei partiti e ci vede fortemente impegnati.

Per noi l’Unione è strategica. I negoziati sono iniziati nel 2005, molti dei leader che hanno firmato l’accordo sono ancora al proprio posto, la maggiorparte sono vivi. Nessuno ha dimenticato il proprio giuramento”.

-Se la Turchia non aderisce all’Unione, ha un piano B?

“No, la Turchia non ha un piano B. Ma anche quando la Turchia avrà completato il processo di armonizzazione con successo e la Commissione avrà detto: potete aderire all’Unione, il processo non sarà ancora ultimato.

Alcuni stati membri europei terranno un referendum.Non sappiamo niente su questo e non sappiamo cosa i cittadini turchi diranno. Forse faranno come i norvegesi. Ma quel che non va è che i negoziati sono fermi, è mancanza di lungimiranza e sfortunatamente molti agiscono senza avere una visione strategica. Si focalizzano piuttosto sui problemi banali e di tutti i giorni”.

-Negli ultimi anni la Turchia ha preso iniziative per incentivare il processo democratico, tra le altre il recente referendum per la riforma costituzionale. Eppure lo scenario è diverso quando si parla di libertà di stampa, componente indispensabile della democrazia. Non c‘è una discrepanza, cosa pensa?

“La libertà di stampa è uno dei pilastri della democrazia, rende un paese più trasparente e è posibile vigilare sull’operato del governo. In questo senso la libertà di stampa è molto importante per noi. Ma sfortunatamente molti giornalisti sono stati portati in tribunale per le più diverse ragioni.

Questo mi preoccupa, per questo ho chiesto al ministro responsabile di prendere le dovute precauzioni. Un cambiamento della legge sarà fatto quanto prima”.