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Incendio in Israele, l'aiuto della comunità internazionale

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Incendio in Israele, l'aiuto della comunità internazionale

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Sono arrivati da diverse parti del mondo per aiutare Israele a combattere il peggior incendio della sua storia. La situazione è ancora fuori controllo nel nord del Paese e i pompieri dello Stato ebraico stentano a circoscrivere il rogo, nel quale sono rimaste uccise più di quaranta persone, in gran parte guardie carcerarie.

Le fiamme stanno divorando un’area di quasi tremila ettari. I forti venti rendono le operazioni ancora più difficoltose. Diversi Paesi, tra cui l’Italia, ma anche la Turchia, hanno accolto l’appello del governo israeliano. “Questi sono due aerei greci che sono arrivati in una delle nostre basi – dice il Generale Maggiore Ido Nehushtan, comandante delle Forze Aeree israeliane -. Sono entrati immediatamente in azione. Potete vedere quello che sta avvenendo e come sta avvenendo. È un grande aiuto, un grande aiuto”.

Durante una riunione d’emergenza del gabinetto, il premier Benjamin Netanyahu ha parlato di una risposta senza precedenti della comunità internazionale. Ma la polemica infuria. Il rogo si sarebbe sviluppato in una discarica nei pressi del Monte Carmelo, che affaccia sulla Baia di Haifa. Ancora ignoti i motivi. Tra le ipotesi, l’origine dolosa. Così, alcuni quotidiani dicono che potrebbe essere il peggiore attacco terroristico nella storia di Israele. Altri parlano di una situazione degna del “Terzo Mondo”.

Israele conta circa 1.500 pompieri, ma non ha alcun mezzo aereo per la lotta agli incendi. Le fiamme hanno distrutto molte case. Circa 15.000 persone sono state fatte evacuare. L’Unione europea sta attivando il meccanismo di protezione civile per aiutare lo Stato ebraico a domare il rogo. E sulla strada resta lo scheletro dell’autobus sul quale viaggiavano le vittime, sorprese da un muro di fuoco.