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Renée Fleming: la voce di un soprano

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Renée Fleming: la voce di un soprano

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L’hanno definita la Grace Kelly della lirica. Di certo il soprano americano Renée Fleming è una delle più grandi cantanti d’opera di oggi.

Eppure, tecnicamente, gli inizi non sono stati facili, come ci ha raccontato a Helsinki, poco prima di un concerto.

“E’ stato difficile trovare la mia voce perché avevo parecchi problemi ‘tecnici’. In più, l’amore per il palcoscenico è arrivato molto tardi. Non ero naturalmente portata per la scena.

“Recentemente ho ascoltato alcune registrazioni dei primi tempi e con sorpresa ho constatato quanto la mia voce fosse anonima all’inizio della carriera. Ci ho messo un bel po’, anche tecnicamente, a trovare la mia personalità vocale, e a esprimermi efficacemente in scena… come dire, sono venuta fuori sulla distanza.”

Una voce in grado di esprimere una nostalgia, uno struggimento, che la rende unica. Da dove le deriva?

“E’ grazie a due sensibilità musicali – una è il mio background jazzistico: un genere da cui io ho preso quella libertà che poi applico nel modo di articolare la frase.E poi mi rifaccio al concetto di ‘tragen’, come dicono i tedeschi, di ‘portare’… è il modo in cui uno ‘prolunga’ la frase quasi a trascinare con sé l’udito, e questo è l’elemento che secondo me più di ogni altro crea quella sensazione di struggimento nella musica.”

Renée Fleming, interprete sensibile, con una punta di fragilità.

“Dipendo in maniera totale dalla reazione del pubblico. Quando non avverto un ‘ritorno’ dalla gente… ho dovuto imparare a non deprimermi; solo col tempo ho capito che ci sono tipi di pubblico che ascoltano attenti e non sono necessariamente reattivi sino alla fine. Solo con l’esperienza, però, sono diventata un po’ meno vulnerabile.”

Nel servizio è possibile ascoltare alcuni momenti dei seguenti brani di Giacomo Puccini: ‘Donde lieta uscì’ (La Bohème) e ‘O mio babbino caro’ (Gianni Schicchi).