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Pechino e Pyongyang, i retroscena di un'alleanza

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Pechino e Pyongyang, i retroscena di un'alleanza

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Corea del Nord alleato ingombrante per la Cina? La calorosa accoglienza riservata da Kim Jong-Il al primo ministro cinese Wen Jiabao a Pyongyang l’anno scorso celerebbe in realtà degli attriti. Che Pechino nutra dubbi, quando non irritazione, nei confronti del regime nordcoreano, è almeno quanto si evince dai telegrammi diplomatici statunitensi resi pubblici da WikiLeaks.

La Cina starebbe cercando di distanziarsi, con cautela, dalla Corea del Nord, dice il Guardian. Tanto da arrivare a violare anche il tabù della riunificazione: “Alla Repubblica popolare cinese farebbe comodo una Corea riunificata controllata da Seul e legata agli Stati Uniti in un’‘alleanza benigna’ – ammesso che la Corea non mostri ostilità nei confronti della Cina”.

Parole che avrebbe pronunciato un alto esponente sudcoreano, ex vice ministro degli esteri, rivolgendosi all’ambasciatrice degli Stati Uniti.

La penisola coreana è rimasta divisa dopo la fine del conflitto del 1950-53. Tecnicamente, Nord e Sud sono ancora in stato di guerra, poiché non hanno mai siglato una pace, ma solo un armistizio.

Secondo le informazioni di WikiLeaks, Pechino non considera più Pyongyang un alleato utile e affidabile.

Questo, però, va detto sotto voce, perché la Cina ha sempre evitato di esprimere in pubblico commenti negativi nei confronti della Corea del Nord. Non ha per esempio condannato il bombardamento di un’isola sudcoreana la settimana scorsa, quando sono rimaste uccise quattro persone.

E non era la prima provocazione di Pyongyang. L’anno scorso il lancio di un missile a lunga gittata, ufficialmente con lo scopo di mettere in orbita un satellite, aveva dato parecchio sui nervi stavolta a Tokyo. Il razzo, caduti i primi due moduli, aveva superato il Giappone inabissandosi poco dopo nell’oceano. Secondo WikiLeaks l’allora vice ministro degli esteri cinese aveva detto a un diplomatico americano che Pyongyang si era comportata come “un bambino viziato” che voglia “attirare l’attenzione di un adulto”, cioè gli Stati Uniti.

Sempre secondo i documenti pubblicati, Pechino considera la Corea del Nord una potenza che, già al collasso economico, è destinata a crollare ben presto anche politicamente, per la precisione solo un paio d’anni dopo la morte di Kim Jong-Il. La Cina sarebbe pronta a scommettere che il successore del “caro leader”, il figlio Kim Jong-Un, non riuscirà a salvare il regime comunista.