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Giovani europei in piazza per il loro futuro

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Giovani europei in piazza per il loro futuro

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Gli studenti, ancora una volta. Sono loro i più attivi, i più arrabbiati, quelli che temono di più per il loro futuro.

Il 10 novembre, gli studenti britannici hanno preso in contropiede autorità e forze dell’ordine con violente manifestazioni, prendendo di mira la sede del partito conservatore a Londra.

Il governo Cameron prevede un aumento delle tasse d’iscrizione all’università, da 3.290 sterline per studente all’anno a 6 mila e, in alcuni casi, 9 mila sterline. Quasi 11 mila euro.

La manifestazione del 24 novembre ha voluto invece lanciare un messaggio ai liberal-democratici, alleati dei Tories. Una delle loro promesse elettorali era proprio di combattere l’aumento delle tasse d’iscrizione all’università.

In Italia, la riforma di Mariastella Gelmini ha risvegliato la Pantera. Studenti e insegnanti si sono uniti contro un disegno di legge che il governo presenta come “anti-baroni” e “anti-parentopoli”. Falso, denunciano i critici: serve solo a risparmiar soldi – dicono – e penalizza gli studenti, tagliando i fondi per le borse di studio, e la ricerca.

La riforma è complessa: l’obiettivo del governo Berlusconi sarebbe tagliare 9 miliardi di euro e 130 mila posti di lavoro nell’istruzione entro il 2013.

Tagli che travolgono anche le elementari. La riforma Gelmini per la scuola prevede un salto indietro di vent’anni: ritorno al maestro unico e ritorno al doposcuola, con 24 ore settimanali obbligatorie al posto di 32.

Il Portogallo non ha la tradizione di protesta di altri paesi, ma anche qui le università sono state colpite dalla crisi, e anche qui gli studenti non sono rimasti sui banchi: il 17 novembre in 7 mila hanno sfilato a Lisbona per chiedere più aiuti sociali per sé e più risorse per gli atenei.

In Irlanda, gli studenti hanno partecipato alle manifestazioni di sabato scorso contro il piano d’austerità del governo. Anche nell’ex Tigre celtica l’accesso agli studi è destinato ad avere costi sempre più proibitivi.

E in ottobre, quando i francesi sono scesi in piazza contro la riforma delle pensioni, con loro hanno sfilato anche i liceali. Perché in periodo di recessione chi ha più paura per il futuro sono proprio i più giovani.