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Due mesi dopo, i risultati delle elezioni afghane. Proteste e accuse di brogli

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Due mesi dopo, i risultati delle elezioni afghane. Proteste e accuse di brogli

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Tra le proteste dei cittadini, due mesi dopo le contestatissime elezioni in Afghanistan, le autorità hanno proclamato i risultati definitivi. Per l’assenza di partiti politici, non è ancora chiaro se nel nuovo parlamento ci sia una maggioranza per il presidente Karzai, mentre risultano confermate le denunce di estese frodi: è stato annullato un quarto dei voti, e invalidata l’elezione di 24 deputati.

Niente che possa far preoccupare il presidente in carica, che ha liquidato le proteste come strumentali: chi lo ritenga necessario, ha detto, può presentare ricorso agli uffici competenti.

Il principale rivale di Karzai, Abdullah Abdullah, assicura di poter contare su un terzo dei 249 seggi dell’assemblea, e promette di esercitare pressioni sul governo per ottenere “cambiamenti positivi”.

Mentre con fatica si costruiscono le istituzioni, il paese è ancora lontano dalla fine delle violenze. Sebbene la Nato abbia annunciato un ritiro nel 2014, la situazione sul terreno è la peggiore dalla cacciata dei taleban.

Lo riconosce anche il generale Petraeus, che ricorda ciò che ha comunicato al recente vertice di Lisbona:

“Abbiamo arrestato l’avanzata dei taleban in molte parti del paese, ma non dappertutto”.

Soltanto dall’inizio dell’anno, sono già 658 i militari stranieri uccisi nel paese. Di loro, più di due terzi erano statunitensi.