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A Seul a fuoco bandiere nordcoreane in segno di protesta

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A Seul a fuoco bandiere nordcoreane in segno di protesta

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Scene di protesta a Seul contro la Corea del nord. Davanti all’ambasciata statunitense e davanti al ministero della difesa sudcoreano decine di persone hanno gridato slogan contro Pyongyang.

Bruciate bandiere nordocoreane e foto di Kim Jong Il e di suo figlio, il nuovo leader del Paese, Kim Jong-Un. Nonostante i toni duri Seul vuole evitare la guerra e cercherà di fare imporre sanzioni alla Corea del Nord nell’ambito del consiglio di sicurezza dell’Onu.

“E’ scioccante”, dice un abitante di Seul, “i sudcoreani sono rimasti sbigottiti, temiamo che possa scoppiare una guerra”.

A Pyongyang invece regna la calma, o piuttosto la censura. I media non parlano dei morti e dei feriti del bombardamento, il principale giornale di Stato apre con la visita di Kim Jong Il in una fabbrica.

“I pupazzi sudcoreani dovrebbero sapere molto bene che l’esercito del popolo coreano agisce per rispondere a ogni attacco provocatorio con una pioggia di fuoco implacabile”, afferma un residente. Dello stesso parere un’altra abitante: “Credo che questa volta l’esercito del popolo coreano abbia dimostrato al mondo intero che non fa chiacchiere vuote”.

Chiusi al pubblico tutti gli osservatori sudcoreani al confine. I due Paesi sono tecnicamente ancora in guerra, non avendo firmato dal 1953 un trattato di pace.