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Minatori intrappolati, autorità pessimiste


Nuova Zelanda

Minatori intrappolati, autorità pessimiste

Potrebbero non essere sopravvissuti, i 29 minatori rimasti intrappolati sotto terra in Nuova Zelanda. La possibilità che sia già troppo tardi per salvarli è stata evocata per la prima volta dalle autorità.

Che però non abbandonano le speranze. Il sindaco di Greymouth, località a una cinquantina di chilometri dalla miniera di carbone di Pike River, spiega perché: “Uno dei minatori che era stato lì solo un quarto d’ora prima, sapeva esattamente dove si trovava il figlio di una certa persona, e ci ha indicato dov’era su una mappa, e ha detto: guardate, si trova a pochi passi da un pozzo di ventilazione. Ora, ammesso che sia sopravvissuto a tutto, e che abbia raggiunto l’ossigeno, potrebbe semplicemente esser lì seduto ad aspettare”.

Di certo le famiglie continuano a sperare in una replica del miracolo cileno. Anche se le circostanze sono completamente diverse: i soccorritori non possono penetrare nel pozzo crollato a causa delle forte concentrazione di gas tossici. Il padre di uno dei minatori però non ha dubbi: “Siamo convinti che usciranno e che stanno bene. Bisogna solo vedere quanto ci vorrà per capire con certezza che cosa sta succedendo laggiù”.

Nelle prossime ore, sarà inviato nel pozzo un robot telecomandato e munito di telecamera, concepito per evitare la minima scintilla che possa dar fuoco ai gas.

L’esplosione nella miniera di Pike River, nell’Isola del Sud, è avvenuta venerdì scorso. I minatori si troverebbero a 162 metri dalla superficie. Il più giovane ha 17 anni.

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