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"Il governo di Dublino si è coperto di ridicolo", Brian Lucey, docente di finanza al Trinity College


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"Il governo di Dublino si è coperto di ridicolo", Brian Lucey, docente di finanza al Trinity College

Per esaminare le implicazioni di questo piano di salvataggio, è collegato con noi da Dublino Brian Lucey, docente di finanza alla School of Business del Trinity College, ed ex economista della Banca Centrale.

Professore, come interpreta questa svolta da parte del governo di Dublino, che prima ha negato di cercare aiuto, e poi se ne è uscito con questa enorme richiesta?

Brian Lucey: “Credo che gli unici a stupirsi siano stati alcuni membri del governo, in particolare alcuni ministri che erano stati incaricati di dire a tutti che non ci sarebbe stata una richiesta di salvataggio. Quanto agli altri, non era sfuggito a nessuno che il Fondo monetario internazionale era arrivato a Dublino; si sapeva che c’erano negoziati in corso e che questi vertevano su questioni tecniche e che tutto ciò avrebbe prodotto una qualche richiesta di assistenza. Il governo si è quindi coperto di ridicolo, bisogna ammetterlo. E non tanto per aver negato il suo bisogno di aiuto, quanto per averlo fatto in quel modo, per così dire, tanto rumoroso. Così facendo si sono giocati anche l’ultima credibilità rimasta”.

Euronews: Cosa ne sarà dell’economia irlandese? Riuscirà a riprendersi quanto basta per risvegliare quella che un tempo era la tigre celtica?

Brian Lucey: “La tigre celtica è stata il frutto, negli anni ’90 e nella prima parte del decennio passato, di un’economia molto competitiva sul fronte dell’export mondiale. Ce ne siamo allontanati per puntare sul boom del mercato creditizio, ed è stato un errore. Abbiamo cercato di nascondere il problema. Il settore privato è riuscito a restare a galla piuttosto bene. Le nostre esportazioni hanno miracolosamente retto il colpo e ci sono segnali che la produzione industriale stia crescendo. Questo significa che le radici dell’economia irlandese sono sane. La priorità ora è salvare le banche, in modo tale che le aziende produttive possano avere accesso al credito. Al momento le banche sono in difficoltà e non possono fare credito, nemmeno alle società che presentano solidi progetti economici”.

Euonews: Tanto per ampliare il punto di vista, stiamo parlando anche dell’eurozona, del rischio di contagio. Che lezione possiamo imparare dal caso irlandese? Riusciremo ad arrestare questo contagio?

Brian Lucey: “Penso che la lezione sia che i governi devono imparare ad agire presto. Devono intervenire con grande determinazione, se necessario, per proteggere gli interessi nazionali. In alcuni paesi è l’eccesso di regolamentazione o di sovvezioni alle imprese a ritardare la crescita. In Irlanda, il problema erano le banche. I governi devono agire. Se non lo fanno, allora dovremo trovare un meccanismo – sempre se continuerà questo tipo di intervento nell’eurozona – un meccanismo in base al quale il controllo fiscale e il controllo economico dovranno essere centralizzati, perché i governi nazionali non ce la fanno. Se questo basterà a fermare il contagio, non è chiaro. Sulle pagine del Financial Times oggi si legge “…e adesso tocca al Portogallo”. I mercati internazionali sono spietati, e credo che la pressione comincierà a accummularsi sul Portogallo. Il fatto che l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale siano intervenuti in modo deciso, sia nel caso della Grecia che dell’Irlanda, lascia pensare che abbiano preso la sfida sul serio. Ma contro le forze del mercato non si può lottare per sempre. Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna, eccetera, devono fare ordine a casa propria. Altrimenti l’emorragia non si fermerà”.

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