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I punti cardine del piano di salvataggio

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I punti cardine del piano di salvataggio

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A Dublino é arrivato il momento di fare sacrifici. Va in questo senso l’opinione comune secondo cui il carico fiscale per gli irlandesi é destinato ad aumentare: é il prezzo da pagare in cambio del salvataggio del sistema bancario.

Un piano che prevede due fasi ben distinte. Il meccanismo per la stabilità finanziaria europea prevede infatti garanzie per un valore complessivo di 60 miliardi di euro a disposizione dei 27 paesi dell’Unione Europea. Per i 16 paesi della zona euro, di cui l’Irlanda é paese fondatore, il fondo europeo di stabilità monetaria mette a disposizione 400 miliardi di euro garantiti dagli stati membri.

Per il momento a Dublino non sanno ancora quale metodo seguire. Sta di fatto che le banche irlandesi hanno bisogno di almeno ottanta miliardi di euro per evitare il fallimento, a condizione che il governo ne faccia esplicita richiesta alla Commisione di Bruxelles che in accordo con la Banca Centrale Europea la sottoporrà ai ministri della Finanze dell’Unione.

Una volta approvato lo schema di aiuto quest’ultimi dovranno precisare l’ammontare del prestito e la sua ripartizione in tranche.

Un piano che prevede ancora un ruolo determinante del Fondo Monetario Internazionale che come per la Grecia si detto disponibile al rifinanziamento del debito irlandese.

Una situazione difficile cui sui aggiunge l’eventualità di un taglio del rating irlandese da parte delle principali agenzie come ha già fatto sapere l’americana Moody’s.

E intanto la Banca Cnetrale Europea ha deciso di acquistare titoli di stato irlandesi a cinque anni: obiettivo inviare un forte segnale ai mercati.