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Iran: accusati di spionaggio i due giornalisti tedeschi

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Iran: accusati di spionaggio i due giornalisti tedeschi

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Spie, o giornalisti un po’ ingenui?   Confessioni, o forzature?   La televisione iraniana ha proposto una confessione dei due giornalisti tedeschi arrestati cinque settimane fa mentre intervistavano il figlio di Sakineh, la donna condannata alla lapidazione la cui vicenda ha generato una forte campagna internazionale di solidarietà. I due reporter hanno smentito di essere spie, ma hanno detto di essere stati convinti ad entrare in azione dalla presidente di un’associazione per i diritti civili in Iran, con sede in Germania.  Sempre secondo la televisione iraniana, avrebbe confessato anche Sakineh, che si sarebbe definita “una peccatrice”, e avrebbe detto di non aver bisogno dell’aiuto di chi lotta per lei all’estero, non sarebbero fatti loro e sarebbero pregati di non immischiarsi.
 
Manifestazioni come questa di Berlino sono state organizzate per protestare contro la lapidazione di Sakineh, e anche perché si diceva che la donna, in carcere, fosse stata torturata.
 
Notizia, questa, che ora il figlio ha smentito: anche lui è in carcere, anche la sua confessione è stata trasmessa dalla tivù iraniana.  Secondo la tivù di Teheran, avrebbe detto di aver asserito quelle cose perché consigliato dall’avvocato.   Pure lui in carcere a Teheran, e pure lui avrebbe confessato di aver mentito.    Confessioni non ritenute credibili in occidente.