ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Di Paola: "Le nuove minacce non hanno frontiere"

Lettura in corso:

Di Paola: "Le nuove minacce non hanno frontiere"

Dimensioni di testo Aa Aa

L’ammiraglio Giampaolo di Paola è il presidente del Comitato militare della Nato. Il nostro corrispondente a Bruxelles l’ha intervistato.

Sergio Cantone, euronews:
Presidente Di Paola, benvenuto a euronews. La Nato nel ventunesimo secolo, quali sono le sfide che attendono l’Alleanza?

Giampaolo di Paola, presidente Comitato militare Nato:
Le sfide sono chiare. Nel ventunesimo secolo, le sfide e le minacce all’Alleanza, e quindi ai suoi cittadini, non sono più quelle che abbiamo conosciuto durante la guerra fredda. Si chiamano terrorismo, stati fragili, cyberterrorismo, sicurezza energetica, queste sono le minacce, accanto alla proliferazione degli armamenti.

Fondamentalmente la Nato deve cambiare il suo Concetto strategico – e mi aspetto che lo faccia a Lisbona – riconoscendo che queste sono le nuove sfide della sicurezza, perché dobbiamo adattarci a questa situazione. Una situazione in cui non c‘è più una minaccia alle nostre frontiere, ma ci sono minacce senza frontiere. Riconoscerlo è fondamentale.

euronews:
La Nato sta attraversando importanti cambiamenti. Ma vediamo casi, come per esempio l’Afghanistan, dove i soldati sul campo sono ancora importanti, e a volte è questione di numeri. Non c‘è contraddizione con il fatto che la Nato sta per ridurre gli effettivi?

Giampaolo di Paola:
Non stiamo riducendo i soldati, non stiamo tagliando i muscoli, ma il grasso. E il grasso è la sovrastruttura: nell’ambito delle basi Nato, la struttura di comando, la struttura delle agenzie. Nel caso delle nazioni, la sovrastruttura di ogni singola nazione, perciò stiamo tagliando a livello della testa, non dei soldati. Quelli devono rimanere.

euronews:
L’Afghanistan è una sconfitta per la Nato, o per l’Occidente in generale?

Giampaolo di Paola:
Per niente, lo dico con convinzione. Anzi, a Lisbona mi aspetto che sia lanciata una nuova fase: Karzai, il presidente dell’Afghanistan, e la comunità internazionale, non solo la Nato, decideranno probabilmente di lanciare una nuova fase l’anno prossimo, la fase di transizione che avvierà il processo in cui gli afgani avranno sempre più responsabilità per la propria sicurezza. Si tratta di un processo destinato a durare diversi anni, ma alla fine si concluderà con gli afgani a capo delle forze di sicurezza in tutto l’Afghanistan.

euronews:
Non ha l’impressione che gli americani, con l’amministrazione attuale, appaiano più interessati a quanto accade in Asia che in Europa? E che un giorno ci sarà una sorta di spostamento strategico, con un forte coinvolgimento della Nato?

Giampaolo di Paola:
Noi andremo dove l’Alleanza decide che la sicurezza dei suoi cittadini è in pericolo. Siamo nel cuore dell’Asia – perché l’Afghanistan è nel cuore dell’Asia -, è un fatto che siamo già lì, perciò abbiamo bisogno di forze pronte a intervenire, oggi siamo in Asia, domani non so. A proposito, perché diciamo Estremo Oriente, perché non Africa, o un giorno Sudamerica o anche Polo Sud? Noi andiamo dove decidiamo insieme che ci sia una minaccia alla nostra sicurezza.