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Una Nato in cerca di identità strategica

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Una Nato in cerca di identità strategica

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Superare la crisi da inizio millennio. È l’obiettivo del cosiddetto nuovo “Concetto Strategico” che la Nato dovrà approvare al vertice di Lisbona. L’Alleanza Atlantica, concepita per proteggere i suoi membri nel mondo bipolare della guerra fredda, si ritrova a far fronte a nuove minacce, che è al momento impreparata ad affrontare.

Lo spartiacque è l’11 settembre. È l’attacco alle Torri Gemelle a far scattare per la prima volta l’articolo 5 del Patto atlantico, quello che impone agli alleati di intervenire in difesa di un paese membro. Un articolo ancora adatto per un’aggressione di questo tipo, anche se non convenzionale. Ma sarebbe sufficiente in caso di un cyber-attacco contro un alleato, come è accaduto all’Estonia nel 2007? Ecco una delle nuove minacce, oltre al terrorismo internazionale, cui bisognerà rispondere. Con in più le difficoltà di individuazione dei responsabili.

La Nato dovrà anche sapersi adeguare alla proliferazione di nuove tecnologie belliche, in particolare di missili in grado di raggiungere obiettivi situati nei territori sotto protezione dell’Alleanza. Tecnologie a disposizione, secondo il segretario generale Anders Fogh Rasmussen, di 30 paesi, fra cui l’Iran.

Questione particolarmente delicata, poi, quella del nucleare. Nel discorso di Praga del 2009, Barack Obama aveva espresso il sogno di un mondo senza armi atomiche, precisando però che nel frattempo gli Stati Uniti si sarebbero tenuti ben stretto il proprio arsenale: “Oggi io affermo chiaramente e con convinzione l’impegno dell’America a puntare verso la pace e la sicurezza di un mondo privo di armi nucleari”.

Parole che hanno incoraggiato Guido Westerwelle, leader dei liberali tedeschi diventato in seguito ministro degli esteri, a dichiarare: “Sarebbe ragionevole – ed è quel che vogliamo – avviare negoziati che puntino a rimuovere le ultime armi nucleari ancora presenti in Germania, relitti della guerra fredda”.

Da allora, non solo la Germania, ma anche i Paesi Bassi, il Lussemburgo, la Norvegia e il Belgio hanno chiesto che sia aperto un dibattito sul futuro delle armi atomiche in Europa. Ma per ora pare che la Nato seguirà le raccomandazioni presentate dal comitato d’esperti presieduto da Madeleine Albright: mantenere il nucleare come deterrente, accanto alle armi convenzionali e alla difesa antimissile.