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Rogozin: "Russia e Nato veri partner"

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Rogozin: "Russia e Nato veri partner"

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Alexei Doval, euronews:
Abbiamo con noi da Bruxelles l’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitri Rogozin. Signor Rogozin, che cosa si aspetta per i russi dal prossimo vertice di Lisbona? Ci sono oggi le condizioni per una cooperazione più stretta fra Nato e Russia?

Dmitri Rogozin, ambasciatore russo presso la Nato:
Dai leader dei 29 paesi membri del Consiglio Nato-Russia ci aspettiamo in particolare che riescano a lanciare un segnale molto importante sul fatto che il periodo del “dopo guerra fredda” è giunto al termine e che la Nato e la Russia si considerano veri partner.

euronews:
Quale potrebbe essere questo segnale?

Dmitri Rogozin:
Innanzi tutto ci vuole una discussione onesta sia sulle questioni su cui abbiamo posizioni comuni, sia su quelle su cui siamo in disaccordo. Penso che saranno affrontati tre grandi temi al vertice di Lisbona. Il primo è la nuova concezione strategica della Nato. Seconda questione: ci aspettiamo un dibattito serio sulla difesa antimissilistica del continente europeo. Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha ora preso l’iniziativa di invitare la Russia a partecipare a questo dibattito. E il terzo punto è un dibattito sull’Afghanistan, perché è un problema comune. L’Afghanistan è una minaccia per la nostra sicurezza. E la Federazione russa contribuisce seriamente con i paesi della Nato ad aiutare il popolo afgano a trovare una maggiore autonomia, una maggiore competenza con l’obiettivo di raggiungere la stabilità nel paese e nella regione.

euronews:
In passato Mosca si è fermamente opposta all’adesione alla Nato di Ucraina e Georgia. Avete cambiato posizione? Siete pronti ad accettare un’estensione di questo genere e se sì, a quali condizioni?

Dmitri Rogozin:
La Russia è fermamente contraria una nuova espansione della Nato a est. Ci opponiamo al fatto che infrastrutture militari straniere si avvicinino alle nostre frontiere. Ma il paradosso è che non è solo la Russia a non volere l’adesione di Ucraina e Georgia alla Nato. È l’Ucraina stessa a non voler entrare nella Nato. Per quanto riguarda la Georgia, la Nato l’ha già spinta due anni e mezzo fa a condurre due azioni completamente folli: l’aggressione contro l’Ossezia del Sud, una delle due autonomie nazionali, e peggio ancora, l’assassinio dei caschi blu russi. Si è chiusa così la prospettiva di partecipazione della Georgia alla Nato, credo, per molto tempo. Naturalmente, la Nato ripete ritualmente che la politica della porta aperta è sempre d’attualità. E che la Nato aspetta sempre l’Ucraina e la Georgia, ma in realtà le persone serie in Occidente hanno capito che la Georgia e l’Ucraina sono ormai più lontane dalla Nato di quanto lo fossero tre anni fa.

euronews:
Quando europei e statunitensi discutono della possibilità di creare un sistema di difesa antimissile in Europa, sono convinti che la minaccia venga dall’Iran. Anche Mosca vede la stessa minaccia?

Dmitri Rogozin:
In genere, non ci piace demonizzare un altro paese e dire che quello è cattivo, mentre noi siamo dei bravi ragazzi. Non è giusto. Noi crediamo che i metodi militari, i metodi della minaccia della forza armata non risolvano nessun problema. L’Iran è un paese con una forma di governo democratica, con elezioni, vere elezioni, non è una dittatura.

euronews:
Che tipo di cooperazione potrebbe esserci fra Russia e Nato nel progetto di difesa antimissile?

Dmitri Rogozin:
Non voglio anticipare quel che dirà il presidente russo a Lisbona. Penso che sia pronto per un dibattito serio sulla minaccia globale, stiamo finendo di lavorare su questo dossier per il vertice di Lisbona. È anche pronto a proporre nuove interessanti idee e iniziative della Russia. Penso che in questo senso il summit sarà molto costruttivo.

euronews:
La Nato prosegue le operazioni in Afghanistan. La Russia parteciperà, direttamente o fornendo armi? La situazione in Afghanistan si riflette anche sulla Russia?

Dmitri Rogozin:
La Russia, al tempo dell’Unione Sovietica, è già stata in Afghanistan e ha partecipato a una guerra, ci siamo stati e non ci è piaciuto. E penso che presto non piacerà nemmeno ai nostri colleghi della Nato.