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La Nato fa i conti in tasca all'Europa

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La Nato fa i conti in tasca all'Europa

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L’Alleanza atlantica accorda un’importanza strategica enorme ai suoi rapporti con l’Unione: una politica europea di difesa forte, secondo la dottrina ufficiale, può fare solo del bene al partenariato transatlantico. Ma lo scorso ottobre, a Bruxelles, gli americani hanno espresso timori rispetto tagli ai budget europei della difesa, conseguenza dei deficit di bilancio. Tagli cui non sono sfuggiti nemmeno i britannici.

E se non può ignorare la crisi il primo budget militare d’Europa, la maggior parte dei paesi europei stanno deludendo la Nato, che punta a una spesa di ciascuno dei suoi membri nella difesa equivalente o superiore al due per cento del pil. Regno Unito, Francia e Grecia, secondo le cifre disponibili, risalenti al 2008, si collocherebbero al di sopra di questa soglia, mentre paesi come Germania, Italia e Spagna spenderebbero ancora troppo poco.

Globalmente le spese dei membri europei della Nato nella difesa sono scese da 228 miliardi di euro nel 2001 a 197 miliardi nel duemilanove.

Una soluzione potrebbe essere razionalizzare le spese, condividendo ad esempio le risorse militari fra i vari paesi. Francia e Gran Bretagna hanno già preso questa strada: ai primi di novembre le due potenze atomiche europee hanno siglato un accordo di cooperazione, impegnandosi a condividere ad esempio installazioni per test nucleari e portaerei, oltre ad annunciare la formazione di una forza congiunta.

Ma la cooperazione militare fra europei è sempre complicata, come dimostra l’esempio dell’aereo da trasporto A400M. Il progetto, cui partecipano sei paesi dell’Unione europea più la Turchia, ha rischiato di naufragare per i ritardi nella realizzazione e gli aumenti dei costi.