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Proteste al G20 in una Seul blindata

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Proteste al G20 in una Seul blindata

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Il mondo non è vostro. Lo ricordano ai grandi della terra migliaia di manifestanti scesi in piazza a Seul nel primo giorno del Gventi.

Nella città sudcoreana, trentatre tra i massimi leader mondiali discutono di politica monetaria,
governance globale e squilibrii commerciali.

“Il Gventi non può governare realmente l’economia globale”, dice Tony Clark dell’organizzazone Our World is not for sale, “Ci sono centosettantadue paesi esclusi. Questo è il primo messaggio. In secondo luogo, stiamo dicendo che una leadership decisiva è necessaria perché abbiamo a che fare con crisi multiple”.

“Sono venuto qui”, dichiara un manifestante, “per denunciare il capitalismo e i governi che spostano le loro responsabilità sui lavoratori”.

“Durante le crisi economiche, i politici rivedono la politica di riduzione delle tasse e di assistenza sociale”, commenta un’altra dimostrante,“Ciò pesa sulle spalle dei lavoratori ed è per questo che sono qui, per condannare il Gventi”.

Seul è una città blindata. Cinquanta mila agenti e dieci mila soldati mobilitati per impedire attacchi terroristici e opposizioni interne. Nessuna manifestazione autorizzata in un raggio di due chilometri intorno al palazzo sede del vertice.

“Le autorità possono tener lontane le manifestazioni dal luogo del summit ma ciò non significa che le proteste non ci siano. I sindacati e i no global sono determinati a far sentire la loro voce durante questo summit. Ed è per questo che hanno scelto di protestare qui, nel centro di Seul, a circa quindici chilometri dalla sede del vertice”.

Ma è tutto il paese a essere blindato per la sicurezza dell’evento politico internazionale più grande che la Corea del sud abbia mai organizzato.