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Turchia-Ue: fine di un amore?

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Turchia-Ue: fine di un amore?

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Da un po’ di tempo una domanda torna in modo ricorrente nei corridoi europei: la Turchia sta forse girando le spalle all’Unione dei 27?

Lo scetticismo di molti su una Turchia a pieno titolo nel club comunitario si è esteso anche oltre lo stretto dei Dardanelli dove ci si comincia chiedere se l’entrata del Paese in Europa rappresenti davvero un vantaggio.

Marc Pierini, capo della delegazione europea in Turchia: “C‘è una atmosfera molto negativa, ma allo stesso tempo assistiamo a uno sviluppo straordinario delle relazioni commerciali, degli investimenti. La Turchia è divenuta anche quella riserva di crescita e di competitività dell’industria e dei servizi in Europa”.

Con una crescita del Pil di quasi 4 punti percentuali rispetto al 2009, un reddito pro capite in continuo aumento e il 35% della popolazione che ha meno di 25 anni, l’economia turca rappresenta per le aziende europee una grande opportunità.

Cengiz Aktar, docente alla Bahcesehir University: “Davanti a una prospettiva chiara la Turchia giocherebbe la propria partita in modo diverso, considerandosi un membro futuro dell’Unione europea. La data del 2023 è una scadenza importante, che significa molto per i turchi, essendo il centenario della Repubblica”.

Pierini: “Io credo che come per tutte le adesioni non abbiamo ancora raggiunto la fase in cui si possa parlare di una data. Se ne parla quando si vede davvero l’uscita dal tunnel”.

Così Ankara sembra giocare la carta del disimpegno in Occidente mentre cerca di conquistare un ruolo strategico come potenza regionale.