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Maratona di New York: la sofferenza del minatore

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Maratona di New York: la sofferenza del minatore

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Lontano, lontanissimo da kenioti ed etiopici che vincevano con tempi stratosferici, la maratona di New York è stata, anche, la maratona di Edison Peña. Il cileno, sopravvissuto a oltre due mesi di incubo in miniera, si è infortunato ad un ginocchio ma ha voluto continuare: camminando, zoppicando, ma è arrivato. Nessun trionfo, ma ancora una meta raggiunta.

“In questa maratona ho sofferto. Ho lottato contro me stesso, contro il mio dolore, voglio che sia chiaro, ma alla fine sono arrivato”.

Ha tenuto duro in gara, aveva tenuto duro in miniera: non sapeva se sarebbe uscito, ma si allenava come poteva, percorrendo avanti e indietro i novecento metri di galleria rimasti percorribili.

“Questa è una storia straordinaria – dice la presidente dell’associazione statunitense di corsa su strada -: è un uomo straordinario che fa di tutto per sembrare ordinario. Ma non penso che abbiamo mai visto nulla di simile”.

Una storia di sofferenza e caparbietà: Peña era uno dei trentatré minatori di Copiapó, rimasti bloccati a settecento metri di profondità. Fu il dodicesimo ad uscire, il tredici ottobre scorso.